Intervista a PlasticFinder: la piattaforma digitale che rivoluziona leconomia circolare della plastica

L’economia circolare delle materie plastiche passa sempre più spesso da soluzioni digitali innovative. Oggi vi portiamo dietro le quinte di PlasticFinder Marketplace, la piattaforma italiana che rende possibile lo scambio e la valorizzazione di risorse plastiche, promuovendo trasparenza e sostenibilità lungo tutta la filiera. Nata dall’esperienza di un team di professionisti del settore, PlasticFinder si propone come il “marketplace B2B della plastica”, ma con una marcia in più: strumenti legal-tech e servizi digitali all’avanguardia per tracciare, certificare e rendicontare ogni passaggio della plastica riciclata o dei sottoprodotti industriali.

Abbiamo intervistato Stefano Chiaramondia, Founder President e CEO di PlasticFinder, per capire meglio come funziona la piattaforma, perché la tracciabilità è oggi fondamentale e quale futuro attende il settore delle materie plastiche.

1. PlasticFinder nasce come marketplace digitale per la plastica: quali sono le principali sfide che avete affrontato nel portare la digitalizzazione in un settore tradizionalmente “fisico” come quello delle materie plastiche?

PlasticFinder opera sul mercato tramite una piattaforma per lo “scambio di risorse plastiche”, come già allora ci piaceva definire questo materiale, risorsa da più fonti definita il “nuovo petrolio” o il “nuovo oro” ma troppo spesso demonizzata. La piattaforma è nata con l’obiettivo iniziale di “rimettere in circolazione” giacenze di materie plastiche, lotti magari obsoleti, sottoprodotti industriali, evitando che diventino rifiuti ma anzi trovando loro una nuova vita utile. Ci siamo poi specializzati nei prodotti riciclati. Tra le principali sfide affrontate vorrei mettere in evidenza la diffidenza degli operatori “tradizionali”, produttori e distributori, che guardavano alla nostra proposta con un misto di scetticismo (“non funzionerà, la relazione fisica è fondamentale”) e timore di una potenziale disintermediazione del mercato causata dalla nuova modalità di e-commerce. Anche la pubblicazione dei prezzi di vendita è stato un fattore di rottura per un mercato basato sulla trattativa one-to-one, così come la gestione dei pagamenti.

2. Uno dei vostri punti di forza è il programma Certified Recycled Plastic®, che sfrutta la blockchain per garantire la tracciabilità dei materiali. Qual è il valore aggiunto di questa tecnologia per i vostri clienti e per la filiera?

Abbiamo ideato e ora offriamo il servizio Certified Recycled Plastic® per tracciare la storia documentale dei prodotti riciclati messi in vendita dai produttori sulla piattaforma. Chi li acquista, può trovare la raccolta, trascritta in modo immutabile e verificabile su blockchain (in pratica “notarizzata digitalmente”), dei documenti relativi al rifiuto di origine, alla sua raccolta, al riciclo, fino all’ottenimento del prodotto riciclato. Ogni passo del processo e il relativo documento è legato inscindibilmente al precedente e al successivo: ciò rappresenta un grande valore aggiunto per chi vuole certezze documentabili in grado di sostenere le dichiarazioni ambientali da rilasciare sul prodotto finito, ad esempio.

3. In che modo la trasparenza sulla provenienza e sulle caratteristiche della plastica riciclata può contribuire a contrastare il fenomeno del greenwashing e aumentare la fiducia degli operatori?

Questo è un aspetto fondamentale: la Commissione Europea ha stimato (dati 2023) che il 53% dei “green claims” danno “informazioni vaghe, ingannevoli o infondate”, il 40% di essi non ha evidenze concrete a supporto, e circa la metà delle etichette contenenti dichiarazioni ambientali offre una verificabilità debole o inesistente. Il greenwashing colpisce tutti gli attori: oltre ai consumatori finali, ingannabili nelle loro scelte, anche i brand owner (potenziali danni reputazionali), gli attori eticamente corretti (inclusi i riciclatori, compromessi da false dichiarazioni dei concorrenti scorretti), le pubbliche autorità, la finanza “green” (che potrebbe orientare gli investimenti verso falsi amici dell’ambiente). Vorrei far notare anche il fenomeno del greenhushing, cioè la scelta delle aziende di ridurre o evitare del tutto la comunicazione sulle proprie iniziative di sostenibilità: è una reazione al greenwashing, originata dal timore di critiche, sanzioni o danni di immagine, che a sua volta rallenta la diffusione di buone pratiche e impedisce la valorizzazione di investimenti e risultati raggiunti. È evidente che poter sostenere il proprio impegno a favore dell’ambiente con documentazioni trascritte fin dall’origine con data certa su un registro immutabile (il che in pratica costituisce già un primo livello di Passaporto Digitale di Prodotto, argomento all’ordine del giorno in Europa) rappresenta un validissimo strumento per dare trasparenza, e quindi fiducia, a tutti gli stakeholder.

4. Guardando al futuro, quali sono le innovazioni o i servizi che pensate possano ulteriormente accelerare la transizione verso una vera economia circolare della plastica in Italia e in Europa?

Il quadro normativo europeo si sta delineando in modo chiaro: il Circular Economy Act (legge quadro con adozione attesa nel 2026) delinea una road map strategica per rafforzare la transizione verso un’economia circolare di scala da implementare in ogni processo e in ogni prodotto. L’obiettivo è rendere l’Europa leader mondiale nell’economia circolare, raddoppiando il tasso di circolarità dal 12% attuale al 24% entro il 2030. In questo contesto riteniamo davvero che il Passaporto Digitale di Prodotto sia il cuore operativo della politica europea per la circolarità. I primi settori interessati sono il tessile, le batterie, gli pneumatici, l’arredo, ma è chiaro che anche il settore chimico e il mondo della plastica ne saranno coinvolti: incominciare a parlarne e a promuoverlo anche in questi ambiti è lungimirante. Anche la stessa digitalizzazione della compravendita di polimeri, soprattutto riciclati e sottoprodotti industriali, è a mio avviso un acceleratore di transizione green: procedure certe, facili ed automatiche, gestione di dati coerenti e di qualità rendono più facile e fluida la circolazione di materie plastiche sostenibili.

L’esperienza di PlasticFinder dimostra come l’innovazione digitale possa essere un potente alleato nell’accelerare la transizione verso un’economia circolare della plastica, offrendo strumenti concreti per la tracciabilità, la trasparenza e la valorizzazione delle risorse. In un contesto in cui la fiducia, la qualità delle informazioni e la sostenibilità sono sempre più centrali, piattaforme come PlasticFinder rappresentano un punto di riferimento per tutta la filiera. Guardando al futuro, la sinergia tra normativa europea, digitalizzazione e impegno degli operatori sarà fondamentale per costruire un settore della plastica più responsabile, efficiente e realmente circolare.

La Plastica è cambiata è un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

La Plastica è cambiata

Un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

ALPLA Italia S.R.L

Strada Statale per Alessandria 8/b
15057 Tortona, AL

https://www.alpla.com/it

Privacy Preference Center