Plastica e sostenibilità: ricerca e innovazione alla base della transizione circolare

Intervista al Prof. Marco Zanetti – Coordinatore della piattaforma SusPlas@UniTo

La plastica è protagonista della società e dell’industria contemporanea, con applicazioni che spaziano dalla salute all’agroalimentare, dalla tecnologia ai beni di consumo. Accanto ai numerosi vantaggi, crescono l’attenzione e le aspettative verso materiali e processi sempre più sostenibili e circolari.

A guidare questa evoluzione è anche la ricerca multidisciplinare, come quella della piattaforma SusPlas@UniTo dell’Università di Torino, che riunisce competenze e idee per ripensare la plastica dal laboratorio all’industria, fino all’ambiente e alla società.

Abbiamo chiesto al Prof. Marco Zanetti, coordinatore della piattaforma, di raccontarci obiettivi, attività e visioni di SusPlas.

1. Quali sono gli obiettivi principali di SusPlas e perché la multidisciplinarità è indispensabile per affrontare la sostenibilità delle plastiche?

L’obiettivo principale di SusPlas è affrontare la sostenibilità delle plastiche lungo il loro intero ciclo di vita: dalla scelta delle materie prime alla progettazione e alla produzione, fino all’uso, al riutilizzo, al riciclo e alle altre possibili modalità di gestione del fine vita. La piattaforma studia anche la dispersione delle plastiche nell’ambiente e i loro potenziali effetti sugli ecosistemi e sulla salute.

Il punto di partenza è che non esiste una plastica sostenibile in assoluto. Uno stesso materiale può rappresentare una soluzione appropriata in una determinata applicazione e risultare problematico in un’altra. Occorre quindi valutarne le prestazioni, la durata, il consumo di risorse ed energia, la possibilità concreta di recupero e riciclo e gli impatti ambientali, sanitari e socioeconomici.

Per questo la multidisciplinarità è indispensabile. Chimici e scienziati dei materiali possono progettare nuovi polimeri e processi, ma servono anche competenze biologiche, ambientali e sanitarie per valutarne gli effetti, insieme a competenze economiche e sociali per comprendere se le soluzioni proposte siano realmente applicabili. SusPlas nasce proprio per mettere in comunicazione queste prospettive e affrontare problemi che nessuna singola disciplina potrebbe risolvere da sola.

2. Tra le vostre aree di indagine, quali sono le tecnologie o i materiali più promettenti per sviluppare plastiche sostenibili e realmente riciclabili lungo tutto il loro ciclo di vita?

È importante chiarire che non esiste un materiale sostenibile o riciclabile in assoluto. La sostenibilità dipende dall’intero ciclo di vita, mentre la riciclabilità deve essere prevista già in fase di progettazione e verificata nelle condizioni reali dei sistemi di raccolta, selezione e trattamento.

Tra le strategie più promettenti vi è innanzitutto l’ecodesign: ridurre la quantità di materiale impiegato, limitare combinazioni difficili da separare e progettare prodotti monomateriale o comunque facilmente disassemblabili. Anche la scelta degli additivi è cruciale, perché pigmenti, cariche, plastificanti e stabilizzanti possono influire sia sulla sicurezza sia sulla qualità del materiale riciclato.

Un altro ambito importante riguarda il miglioramento del riciclo meccanico, che rimane generalmente la soluzione più diretta ed efficiente quando il materiale è sufficientemente pulito e omogeneo. Per i flussi più complessi si stanno sviluppando tecnologie di selezione avanzata e processi di riciclo chimico capaci di recuperare monomeri o altre materie prime. Questi ultimi, tuttavia, devono essere valutati attentamente in termini di consumo energetico, emissioni e reale convenienza ambientale.

Sono promettenti anche i polimeri ottenuti da risorse rinnovabili e i materiali biodegradabili, ma le due caratteristiche non coincidono: un polimero biobased non è necessariamente biodegradabile né automaticamente più sostenibile. La biodegradabilità è utile soprattutto in applicazioni specifiche, nelle quali il recupero è impraticabile o la dispersione è difficilmente evitabile; non rappresenta invece una soluzione generale al problema dei rifiuti plastici.

Più che individuare un unico “materiale del futuro”, occorre quindi combinare progettazione, scelta consapevole delle materie prime, durata appropriata, riuso e tecnologie di riciclo, valutando ogni soluzione rispetto alla funzione che deve svolgere e al suo effettivo scenario di fine vita.

3. Microplastiche e salute sono temi di grande attenzione: come il vostro approccio "One Health" contribuisce a comprendere e mitigare questi rischi?

L’approccio “One Health” parte dal presupposto che la salute dell’uomo, degli animali e degli ecosistemi sia strettamente interconnessa. Nel caso delle microplastiche, questo significa seguirne l’intero percorso: dalle sorgenti e dalla dispersione nell’ambiente fino all’ingresso nelle catene alimentari e alle diverse forme di esposizione umana e animale.

È però necessario distinguere tra presenza, pericolo e rischio. La presenza di microplastiche nell’ambiente, negli alimenti e in diversi tessuti umani è ormai documentata; sono inoltre noti alcuni potenziali effetti biologici osservati in studi sperimentali. Non disponiamo ancora, tuttavia, di informazioni sufficienti per definire con precisione il rischio sanitario associato alle concentrazioni e alle condizioni reali di esposizione. Una delle difficoltà deriva anche dalla grande eterogeneità delle microplastiche, che differiscono per dimensioni, forma, composizione chimica, additivi presenti e grado di alterazione ambientale.

La multidisciplinarità di SusPlas consente di integrare la caratterizzazione chimico-fisica delle particelle con lo studio della loro distribuzione nell’ambiente, dell’interazione con gli organismi e dei possibili effetti biologici. Questo confronto è essenziale anche per sviluppare metodi di analisi condivisi e produrre dati confrontabili, necessari per una valutazione affidabile del rischio.

Mitigare il problema significa soprattutto intervenire a monte: individuare le principali sorgenti, ridurre le emissioni evitabili, progettare materiali e prodotti che rilascino meno particelle e migliorare i sistemi di raccolta, trattamento delle acque e gestione dei rifiuti. L’approccio “One Health” permette quindi di collegare conoscenza scientifica, prevenzione e scelta degli interventi più efficaci, evitando sia di sottovalutare il problema sia di generare allarmismi non sostenuti dalle evidenze.

4. Può raccontarci uno o due progetti di SusPlas che mostrino concretamente come competenze scientifiche diverse possano convergere su un problema legato alla sostenibilità delle plastiche?

Un primo esempio è il progetto A One Health Approach to Monitor the Fate of Bioplastics in Agricultural Soils, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT e in collaborazione con SIRMAX. Il progetto ha coinvolto quattro dipartimenti dell’Università di Torino — Scienze agrarie, forestali e alimentari, Chimica, Scienze della vita e biologia dei sistemi e Scienze veterinarie — ed è stato presentato alla European Bioplastics Conference 2025 di Berlino.

Lo studio ha valutato il comportamento di film biodegradabili per pacciamatura impiegati nella coltivazione del mais, seguendone il destino nel terreno nell’arco di due anni. Sono stati considerati contemporaneamente diversi aspetti: l’efficacia agronomica dei film nel controllo delle infestanti, la presenza e l’evoluzione nel tempo di residui di micro-bioplastiche, le trasformazioni chimiche e fisiche dei materiali e le interazioni con le comunità microbiche del suolo. È stato inoltre sviluppato e validato un metodo analitico basato sulla pirolisi associata a gascromatografia e spettrometria di massa per identificare e quantificare questi residui. Il progetto mostra concretamente il valore dell’approccio “One Health”: un materiale non può essere definito sostenibile considerando soltanto la sua biodegradabilità teorica, ma occorre verificarne il comportamento nelle condizioni reali d’impiego e valutarne gli effetti sul suolo, sugli organismi e sulla produzione agricola.

Un secondo esempio è CABIPACK, che riunisce competenze del Dipartimento di Chimica e del Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari. L’obiettivo è sviluppare un imballaggio attivo e biodegradabile capace di prolungare la conservazione di frutti particolarmente deperibili. Il progetto combina la valorizzazione di scarti agroindustriali, la preparazione di film biopolimerici funzionalizzati, la verifica della loro efficacia sui prodotti ortofrutticoli e la valutazione del ciclo di vita.

Entrambi i progetti mostrano che sviluppare un nuovo materiale rappresenta soltanto il primo passo: per valutarne la sostenibilità occorre integrare chimica dei polimeri, analisi ambientale, microbiologia, agronomia e studio delle prestazioni nelle condizioni reali di utilizzo, coinvolgendo anche le imprese nella ricerca.

5. Quali opportunità offre SusPlas alle imprese e alle startup interessate a innovare nel campo delle plastiche sostenibili e dell’economia circolare?

SusPlas opera all’interno della rete dell’Industrial Liaison Office coordinato dalla Direzione Ricerca e Innovazione dell’Università di Torino, che rappresenta il punto di raccordo tra l’Ateneo e il mondo produttivo. La piattaforma consente quindi alle imprese di individuare, attraverso un unico punto di accesso, le competenze scientifiche più adatte ad affrontare problemi che spesso richiedono il contributo coordinato di discipline diverse.

Le modalità di collaborazione possono essere costruite in funzione delle esigenze e del grado di maturità del progetto. Un’impresa può richiedere una consulenza scientifica o un’attività di ricerca commissionata, per esempio per caratterizzare un materiale, analizzare un processo produttivo, valutarne gli impatti o studiare una specifica criticità. È inoltre possibile sviluppare progetti di ricerca congiunti, anche partecipando a bandi regionali, nazionali o europei e coinvolgendo altri enti finanziatori.

Una forma di collaborazione particolarmente interessante è rappresentata dai dottorati industriali, che permettono di sviluppare un progetto di ricerca di medio-lungo periodo condiviso tra università e impresa e, al tempo stesso, di formare figure con competenze scientifiche avanzate e una conoscenza diretta delle esigenze industriali. Le aziende possono inoltre accedere, secondo le modalità previste dall’Ateneo, ai laboratori, alle strumentazioni e alle infrastrutture di ricerca dell’Università.

Per le startup, SusPlas può offrire competenze utili alla validazione scientifica e tecnologica di un’idea, mentre l’Industrial Liaison Office e gli altri servizi dell’Ateneo possono accompagnarne lo sviluppo anche sul piano del trasferimento tecnologico e della proprietà intellettuale.

Il nostro obiettivo non è proporre soluzioni preconfezionate, ma costruire il percorso più adatto a ciascun problema, mettendo in relazione le esigenze dell’impresa con le competenze presenti nei diversi dipartimenti dell’Università.

La Plastica è cambiata è un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

La Plastica è cambiata

Un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

ALPLA Italia S.R.L

Strada Statale per Alessandria 8/b
15057 Tortona, AL

https://www.alpla.com/it

Privacy Preference Center