Raccolta e riciclo imballaggi in plastica: il bilancio Corepla tra risultati record, mercati instabili e nuove regole UE
Raccolta e riciclo imballaggi in plastica: il bilancio Corepla tra risultati record, mercati instabili e nuove regole UE
Raccolta e riciclo imballaggi in plastica: il bilancio Corepla tra risultati record, mercati instabili e nuove regole UE
Il sistema italiano della raccolta e riciclo degli imballaggi in plastica si trova a un momento cruciale. L’ultimo bilancio Corepla – il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica – fotografa un settore estremamente efficiente dal punto di vista operativo, ma costretto a navigare acque economiche e normative sempre più agitate.
Raccolta e riciclo: numeri da primato, ma ricavi in calo
Nel 2025 la raccolta differenziata nazionale degli imballaggi in plastica, gestita da Corepla in collaborazione con le amministrazioni locali e i centri di selezione, ha raggiunto nuovi record: sono state raccolte 1.424.717 tonnellate di imballaggi, con una previsione di ulteriore crescita del 3,5% per il 2026, fino a sfiorare 1,5 milioni di tonnellate. Questi risultati testimoniano la solidità del modello italiano, che si conferma tra i più avanzati d’Europa per capacità d’intercettazione e avvio a riciclo dei rifiuti.
Ma a questi numeri da primato si contrappone una realtà economica più complessa. Nel 2025 Corepla ha dovuto affrontare, come molte altre filiere del riciclo europeo, la forte concorrenza della plastica vergine fossile a prezzi bassi, che ha depresso la domanda e il prezzo dei polimeri riciclati (come R-PET, R-HDPE e R-PP). Le aste organizzate da Corepla per la vendita dei materiali riciclati hanno visto un significativo calo dei valori, portando il consorzio a sostenere uno sforzo economico senza precedenti. Le disponibilità liquide di Corepla sono scese drasticamente da oltre 37 milioni di euro nel 2024 a poco più di 12 milioni a fine 2025, segnando una tensione finanziaria che non può essere sottovalutata.
Budget 2026 e nuove strategie tra innovazione e sostenibilità
Il bilancio preventivo 2026 punta a un incremento controllato della raccolta, ma soprattutto a una rigida gestione dei costi. Si prevede una crescita delle spese del riciclo meccanico (+58%) e dei flussi industriali (+36%), controbilanciata da una forte razionalizzazione dei costi interni e da efficienze nella logistica. Un ruolo chiave lo giocherà il Contributo Ambientale Conai (CAC) diversificato, che premierà sempre più gli imballaggi “eco-designed”, cioè progettati per essere facilmente riciclabili, e penalizzerà quelli complessi e difficili da trattare.
Il piano strategico al 2030 introduce inoltre investimenti in tecnologia per la selezione e il riciclo (intelligenza artificiale, riciclo chimico avanzato), nonché l’utilizzo innovativo dei materiali riciclati in settori industriali come l’acciaieria.
Verso la qualità e l’innovazione
Corepla evidenzia che il vero scarto nei prossimi anni sarà sulla qualità del riciclato e sulla capacità di rendere il materiale riciclato uno standard competitivo rispetto alla plastica vergine. In quest’ottica, cruciale sarà anche il coinvolgimento di cittadini, scuole e nuovi strumenti di comunicazione per rafforzare la cultura della sostenibilità lungo tutta la filiera.
NEWS del mese di giugno: le 5 novità che cambiano il panorama della plastica
NEWS del mese di giugno: le 5 novità che cambiano il panorama della plastica
NEWS del mese di giugno: le 5 novità che cambiano il panorama della plastica
Giugno si è dimostrato un mese carico di novità nel mondo della plastica e dell’economia circolare. Protagonisti sono stati non solo i numeri di mercato, ma anche le innovazioni tecnologiche, le sfide delle imprese, lo sviluppo di strumenti digitali per la governance e soprattutto i passi decisivi per politiche più sostenibili.
Dai nuovi record del mercato globale delle plastiche riciclate al riconoscimento internazionale delle eccellenze italiane, passando dai problemi ancora aperti per chi ricicla in Italia fino agli strumenti digitali per navigare normative sempre più complesse—fino alla svolta sul tanto atteso sistema di deposito cauzionale (DRS). Ecco perché, anche in un settore in continuo movimento come quello delle plastiche, è importante restare aggiornati sulle tappe che segnano la rotta di domani.
Ecco, in breve, le notizie più importanti accadute a giugno:
1. Il mercato delle plastiche riciclate cresce (e punta a 161,5 miliardi $)
l mercato mondiale delle plastiche riciclate continuerà a correre: secondo MarketsandMarkets, raggiungerà i 161,5 miliardi di dollari entro il 2033, con il PET riciclato grande protagonista grazie soprattutto al packaging e alle politiche ambientali più stringenti.
plastmagazine.it/plastiche-riciclate-mercato-1615-miliardi-dollari-entro-2033/
2. Successo italiano al PRSE: premiata bottiglia in PET bianco opaco riciclato
Un progetto nato dalla sinergia fra Parmalat, Dentis Recycling Italy e Coripet ha ottenuto il premio “Plastic Packaging Product of the Year” al Plastic Recycling Show Europe: la nuova bottiglia Parmalat in PET bianco opaco contiene il 50% di riciclato e abbassa del 20% anche le emissioni di CO₂.
quotidianodibari.it/innovazione-prse-2026-premiata-innovazione-italiana-su-riciclo-pet-bianco-opaco/
3. Riciclo della plastica: imprese italiane in affanno, margini sotto pressione
Secondo il report Plastic Consult per Assorimap, nel 2025 i ricavi delle imprese italiane del riciclo meccanico scenderanno dell’1,1% rispetto al 2024, mentre i volumi aumentano del 2%. Il rincaro dell’energia e la concorrenza sleale mettono a rischio i margini e la competitività del settore, ad eccezione del PET che resta trainante.
ilsole24ore.com/art/riciclo-plastica-le-imprese-italiane-2025-ricavi-11percento-AIbOEnbD
4. Europen lancia il PPWR Implementation Tracker
La normativa europea sugli imballaggi è sempre più complessa: nasce il “PPWR Implementation Tracker”, piattaforma digitale che consente a imprese, stakeholder e istituzioni di monitorare lo stato di attuazione e le scadenze del regolamento UE, facilitando la compliance lungo tutta la filiera.
plastmagazine.it/europen-lancia-ppwr-implementation-tracker-monitorare-attuazione-regolamento-imballaggi/
5. Italia, si parla di sistema di deposito cauzionale
Dopo anni di discussioni, a giugno è arrivato un raro consenso politico trasversale per introdurre il deposito cauzionale su contenitori monouso (DRS) anche in Italia. L’urgenza nasce dagli obiettivi UE, dal contrasto al littering e dalla necessità di tutelare il valore delle risorse recuperabili.
plastmagazine.it/deposito-cauzionale-in-italia-dal-parlamento-al-vaticano-una-convergenza-per-una-transizione-circolare/
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Dalle bottiglie di plastica PET nasce una nuova speranza contro il morbo di Parkinson
Dalle bottiglie di plastica PET nasce una nuova speranza contro il morbo di Parkinson
Dalle bottiglie di plastica PET nasce una nuova speranza contro il morbo di Parkinson
Un’importante innovazione arriva dal mondo della ricerca: le comuni bottiglie di plastica PET potrebbero diventare una risorsa preziosa per la salute. Un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo ha sviluppato un nuovo processo sostenibile che consente di trasformare i rifiuti di plastica in levodopa (L-DOPA), il principale farmaco utilizzato per alleviare i sintomi del morbo di Parkinson.
Un riciclo che fa bene alla salute
Il metodo descritto dai ricercatori, e pubblicato anche su Nature Sustainability, parte dalla scomposizione del PET, una delle plastiche più utilizzate negli imballaggi alimentari e nelle bottiglie per bevande.
Attraverso una prima fase chimica, il PET viene spezzato fino a ottenere l’acido tereftalico. Successivamente, entra in gioco la biotecnologia: alcuni batteri E. coli geneticamente modificati vengono utilizzati per convertire questo composto in levodopa, tramite una catena di reazioni biologiche.
La portata di questa scoperta è duplice:
- Da un lato, offre una nuova via sostenibile per produrre farmaci essenziali, spesso ottenuti attraverso processi chimici tradizionali più impattanti sull’ambiente.
- Dall’altro, dona una seconda vita alla plastica, risolvendo in parte il problema dello smaltimento del PET.
Perché questa innovazione conta?
Il morbo di Parkinson colpisce milioni di persone nel mondo e la domanda di levodopa è in costante crescita. La possibilità di ottenere la molecola a partire da rifiuti plastici potrebbe ridurre i costi, le emissioni e la dipendenza da risorse fossili nella filiera farmaceutica.
Inoltre, i ricercatori sottolineano come questa tecnologia possa essere in futuro adattata per la produzione di altre sostanze utili, come cosmetici, profumi e diversi prodotti chimici, contribuendo così anche allo sviluppo di una nuova bioindustria circolare.
Verso un futuro più pulito e utile
Questa nuova frontiera della ricerca ci ricorda che il riciclo della plastica può essere innovativo, utile e sorprendente. Sfruttando la collaborazione tra chimica, biologia e ingegneria, possiamo trasformare un rifiuto in una risorsa preziosa per la salute e l’ambiente.
Fonti:
-
Corriere del Sud, “Le bottiglie di plastica utili per il morbo di Parkinson“, 2026
-
Nature Sustainability, 2026
-
Journal of Food Composition and Analysis, 2026 (studio ANSES su microplastiche)
Plastica nell’ambiente: cosa dicono davvero le nuove stime? Ridimensionare il problema per agire meglio
Plastica nell’ambiente: cosa dicono davvero le nuove stime? Ridimensionare il problema per agire meglio
Plastica nell’ambiente: cosa dicono davvero le nuove stime? Ridimensionare il problema per agire meglio
Tra percezione e dati reali
L’inquinamento da plastica è spesso rappresentato come una delle principali emergenze ambientali mondiali. Tuttavia, le nuove evidenze scientifiche suggeriscono che la situazione, almeno nei Paesi dotati di una gestione avanzata dei rifiuti, va riletta con maggiore precisione.
Riconoscere l’entità reale del problema aiuta sia la policy che l’innovazione a essere più efficaci.
Modelli avanzati per stime più realistiche
Un recente studio, promosso dalla Commissione Europea e condotto dall’Università del West of England di Bristol, ha applicato una metodologia di Material Flow Analysis (MFA) al ciclo di vita della plastica, affiancata da simulazioni Monte Carlo.
Cosa significa?
Grazie a queste simulazioni probabilistiche, è possibile stimare non solo le quantità medie di plastica disperse nell’ambiente, ma anche il margine di variabilità legato a comportamenti e dati incerti nei diversi Paesi.
Questo approccio consente di distinguere le emissioni reali in presenza di sistemi di raccolta efficienti rispetto a scenari con gestione carente.
Un caso concreto: la Svizzera
La Svizzera, Paese benchmark per le buone pratiche, emerge dallo studio con un dato sorprendente: nel 2022 ogni cittadino ha disperso nell’ambiente circa 222 grammi di plastica in un anno – una quota decisamente più bassa delle percezioni comunemente diffuse dai media.
Dallo studio emerge inoltre che la grande maggioranza della plastica dispersa resta sul suolo (oltre il 95%), mentre solo una quota minima raggiunge fiumi o acque superficiali.
Le macroplastiche (imballaggi, materiali edilizi, componenti auto) rappresentano l’82% del totale disperso, mentre le microplastiche (soprattutto provenienti da tessuti sintetici e attività industriali) arrivano al 18%.
Non tutta la plastica (e non tutti i rischi) sono uguali
I principali polimeri coinvolti sono PET e polipropilene, utilizzati sia negli imballaggi alimentari sia nei tessuti tecnici. La distribuzione ambientale dipende dallo smaltimento del consumatore e dall’efficienza dell’intera filiera del recupero.
Le fonti industriali (come la perdita di granuli o “pellet”) sono rilevanti ma risultano meglio monitorate e controllabili, soprattutto nei paesi con sistemi avanzati.
Perché molte stime “catastrofiche” sono da rivedere
Molte statistiche finora usate a livello globale si fondavano su modelli ormai superati, non tenendo conto:
- dell’eliminazione progressiva delle plastiche monouso,
- dell’innovazione negli impianti di riciclo e recupero,
- dei cambiamenti nelle abitudini dei cittadini grazie a nuove normative.
Per questo i dati allarmistici sul “mare di plastica” andrebbero riletti alla luce di metodi scientifici più avanzati e dati aggiornati e specifici per ciascun contesto nazionale.
Focus Italia e spunti di miglioramento
Lo studio non presenta dati dettagliati sull’Italia, ma sottolinea che nei Paesi con sistemi di raccolta in crescita, come l’Italia, la quantità di plastica effettivamente dispersa nell’ambiente è inferiore a quanto spesso si comunica.
Restano alcuni ambiti cruciali per migliorare ulteriormente:
- Riduzione delle microplastiche da tessuti sintetici (innovazione su lavatrici, filtri e abitudini di lavaggio)
- Controllo di perdite di pellet industriali (tracciabilità obbligatoria, filtri nei porti)
- Efficienza nel recupero di rifiuti agricoli e imballaggi, soprattutto nelle aree più complesse.
Quale strategia per il futuro?
Le conclusioni della DG Ambiente UE sono chiare:
l’efficienza nella gestione dei rifiuti plastici paga, limitando le perdite a livelli minimi dove il sistema di raccolta e recupero funziona.
Per accelerare il miglioramento, servono:
- politiche mirate su materiali, usi e design,
- accelerazione dell’innovazione (biopolimeri, plastica riciclata di qualità),
- educazione costante alla raccolta e gestione responsabile,
- dati più robusti, aggiornati e specifici per paese.
Conoscenza prima di tutto
Le nuove stime – meno “catastrofiche” rispetto al passato – non negano il problema, ma aiutano a renderlo più concreto, quantificato e gestibile, evitando sprechi di risorse e azioni inefficaci.
Il vero salto in avanti sarà focalizzare policy, investimenti e sensibilizzazione dove sono realmente efficaci, evitando generalizzazioni e allarmi non supportati da dati scientifici aggiornati.
Fonti:
-
Circular Economy Let’s Talk, “Plastica nell’ambiente: nuove stime sorprendono e cambiano tutto”, 2026
-
Commissione europea, DG Ambiente, “Science for Environment Policy” Alert, 2026, Università del West of England, Bristol
-
Studio A. Cózar et al., PNAS, “Plastic debris in the open ocean”, 2014
-
PlasticsEurope, Facts and Figures 2023
Le News del Mese – Maggio: Riciclo, AI e rivoluzione solare
Le News del Mese – Maggio: Riciclo, AI e rivoluzione solare
Le News del Mese – Maggio: Riciclo, AI e rivoluzione solare
Nel mese di maggio sono emerse diverse novità significative per il settore dell’economia circolare e del riciclo della plastica, tra tecnologie all’avanguardia, risultati premiati e approfondimenti sul contesto italiano. Ecco una sintesi delle principali notizie:
- Un team dell’Università di Waterloo (Canada) ha sviluppato una tecnologia sperimentale in grado di trasformare rifiuti plastici eterogenei in acido acetico, utilizzando la sola energia solare. Il processo avviene in acqua mediante fotocatalisi, funziona anche su plastiche miste di uso comune (come PVC, PP, PE, PET) e apre nuovi scenari per la gestione dei rifiuti.
https://www.greenme.it/ambiente/rifiuti-e-riciclaggio/trasformare-la-plastica-in-aceto-grazie-al-sole-il-metodo-rivoluzionario-che-potrebbe-ridurre-i-rifiuti-nel-mondo/
- L’Italia si conferma punto di riferimento per l’innovazione circolare in Europa: ai Plastics Recycling Awards Europe, De’ Longhi/Sirmax hanno ricevuto il premio per la macchina da caffè Eletta Ultra con parti in plastica riciclata proveniente da RAEE, mentre Parmalat è stata premiata per la bottiglia in PET con il 50% di riciclato. Entrambe le realtà dimostrano come design, qualità e sostenibilità possano andare di pari passo.
https://www.polimerica.it/articolo.asp?id=35788
- Tomra presenta nuove piattaforme di intelligenza artificiale e deep learning per la selezione di vaschette e imballaggi PET per alimenti. Le ultime evoluzioni permettono tracciabilità end-to-end, gestione intelligente delle linee e livelli di purezza superiori al 95%, favorendo il riciclo “tray-to-tray” di alta qualità.
https://www.polimerica.it/cellulare/articolo.asp?id=35799
- Secondo l’8° Rapporto del Circular Economy Network, l’Italia mantiene la leadership europea per tasso di riciclo dei rifiuti (85,6%) e degli imballaggi (76,7%). Tuttavia, emergono alcune criticità strutturali: la dipendenza dall’import di materie prime e il calo degli investimenti nell’economia circolare.
https://www.plastmagazine.it/economia-circolare-italia-leader-europa-2/
Maggio mostra una filiera attenta alle nuove tecnologie, all’impatto della ricerca e alle performance, ma consapevole delle sfide ancora aperte. Continueremo a seguire il cambiamento nei prossimi mesi, tra ispirazione internazionale e progettualità italiana.
Plastica riciclata a contatto con alimenti: quali garanzie di sicurezza?
Plastica riciclata a contatto con alimenti: quali garanzie di sicurezza?
Plastica riciclata a contatto con alimenti: quali garanzie di sicurezza?
Negli ultimi anni il riciclo della plastica ha fatto passi da gigante anche nel mondo dell’imballaggio alimentare. Ma la domanda ricorrente è: usare plastica riciclata per confezionare cibo è davvero sicuro?
La sicurezza è garantita da un rigido insieme di regole
Ecco il quadro normativo europeo e italiano:
- Regolamento (CE) n. 282/2008
Stabilisce i requisiti per i materiali e gli oggetti in plastica riciclata destinati al contatto alimentare. Ogni processo di riciclo deve essere autorizzato dalla Commissione Europea dopo valutazione EFSA (European Food Safety Authority), che verifica rischio e tracciabilità. - Regolamento (CE) n. 1935/2004
Dispone che nessun materiale – compreso il riciclato – possa trasferire componenti agli alimenti in quantità pericolose per salute, modificare sapore, odore o composizione degli alimenti (“principio di inerzia”). - D.M. 21 marzo 1973 e s.m.i. (Italia)
Definisce le condizioni e i limiti per i materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti. Si applica anche ai riciclati, purché conformi ai regolamenti europei.
Come viene controllata la sicurezza?
- Processi approvati: solo i processi industriali di riciclo autorizzati dall’UE (vedi elenco dei processi autorizzati qui: Food Safety Authority – EFSA) possono produrre plastica riciclata idonea al contatto alimentare.
- Tracciabilità: dal rifiuto alla nuova confezione, ogni lotto deve essere documentato e tracciato.
- Test di migrazione: le confezioni vengono testate per verificare che le sostanze eventualmente presenti non migrino oltre i limiti di legge negli alimenti.
- Limiti specifici: per alcune plastiche (ad esempio il PET riciclato) ci sono limiti rigorosi e obbligo di utilizzo di materiale proveniente dalla raccolta di imballaggi alimentari (closed loop).
Esempio concreto: PET riciclato
Il PET è la plastica più riciclata per bottiglie e vaschette alimentari. In Europa, solo PET riciclato tramite processi autorizzati EFSA, utilizzando materiale proveniente dalla filiera alimentare e con accurate procedure di decontaminazione, può essere riutilizzato nella produzione di nuovi imballaggi a contatto con alimenti.
Conclusione
Sì, la plastica riciclata può essere sicura per il contatto alimentare, ma solo se proviene da processi autorizzati e controllati, che rispettano i severi standard europei. Scegliere packaging con riciclato certificato significa rispettare l’ambiente, senza rischi per la sicurezza alimentare.
Best Packaging 2026: la plastica (e il packaging) cambia davvero
Best Packaging 2026: la plastica (e il packaging) cambia davvero
Best Packaging 2026: la plastica (e il packaging) cambia davvero
Ogni anno il concorso Best Packaging, organizzato dall’Istituto Italiano Imballaggio, decreta le soluzioni più innovative nel mondo dell’imballaggio. L’edizione 2026, celebrata all’ADI Design Museum di Milano, conferma come la parola d’ordine nel settore sia cambiamento, con una transizione netta verso il packaging sostenibile.
Vincitori Best Packaging 2026: plastica sempre più “circolare” e intelligente
Quello che emerge dai vincitori di quest’anno è più attenzione al riciclo, alla monomaterialità e alle tecnologie design for recycling.
Uno dei premi più importanti è stato conquistato da Goglio con il progetto Fres-Cook: un sistema integrato che, dentro un unico pack, unisce praticità, sicurezza alimentare e riduzione degli sprechi. Interessante l’approccio all’eco-design: una busta stand-up in laminato flessibile, vassoio in cartoncino e posate monouso, studiati per rendere semplice la gestione dei rifiuti post-consumo.
Riciclo e design for recycling: i veri protagonisti
Tra i focus della giuria c’era la reale riciclabilità e la possibilità di chiudere il cerchio del materiale.
Nella categoria “Ambiente” è stata premiata la vaschetta per salumi in PET monomateriale di GranTerre e Klöckner Pentaplast:
- 50% di PET riciclato (di cui il 15% proveniente dagli stessi vassoi con tecnologia Tray2Tray)
- barriere incorporate, senza adesivi, per facilitare il riciclo
- film superiore separabile facilmente
Un esempio concreto di “tray-to-tray recycling”, dove la plastica non è “usa e getta”, ma torna a nuova vita.
Premiato anche il design for recycling per il settore lusso: Tubopress Italia ha sviluppato un tubo per cosmetici in polietilene biobased, compatibile con i moderni sistemi di selezione automatica dei rifiuti.
I sistemi richiudibili: meno sprechi, più separazione dei materiali
Infine, tra le tecnologie più innovative, la soluzione “La Richiudibile” di Smilesys e Mustangpack: una vaschetta in carta riciclabile con un film richiudibile in plastica, separabile fino a 20 volte, per facilitare sia la conservazione del cibo che il corretto smaltimento dei materiali.
Sostenibilità reale: la nuova direzione del packaging
Dai premiati dei Best Packaging 2026 emerge che la strada è tracciata:
- più attenzione a design, prestazioni ambientali e riciclabilità
- riduzione della plastica dove possibile e valorizzazione della plastica “giusta”, riprogettata per essere riciclata o riciclata
- materiali monomateriale e bio-based sempre più presenti
La plastica è cambiata davvero: ora siamo nella fase della progettazione responsabile, della collaborazione nella filiera e della ricerca di soluzioni che uniscono funzionalità, estetica e sostenibilità.
Conclusione
Il settore del packaging è un laboratorio di idee e cambiamento: innovare significa scegliere materiali e design che rispettano l’ambiente, senza perdere di vista la sicurezza e la praticità. Non è solo una rivoluzione tecnica, ma prima di tutto culturale.
News del mese di aprile: plastica & sostenibilità, i fatti chiave
News del mese di aprile: plastica & sostenibilità, i fatti chiave
News del mese di aprile: plastica & sostenibilità, i fatti chiave
Aprile è stato un mese intenso sul fronte della plastica, con aggiornamenti che raccontano da vicino sia l’innovazione circolare che la complessità delle sfide, tra legislazione, sensibilizzazione e buone pratiche. Ecco la nostra selezione delle principali notizie e approfondimenti pubblicati nell’ultimo mese.
Plastica nell’ambiente: le nuove stime UE cambiano la prospettiva
Un importante studio commissionato dalla Commissione Europea e pubblicato da Circular Economy Let’s Talk mostra che nei Paesi con gestione avanzata dei rifiuti la quantità di plastica dispersa nell’ambiente è nettamente inferiore a quanto suggerivano le stime più diffuse. La maggior parte delle dispersioni riguarda il suolo più che le acque, e le microplastiche da tessuti sintetici emergono come sfida chiave per il futuro.
Approfondimento completo:
https://circulareconomyletstalk.it/plastica-ambiente-nuove-stime-sorprendono/
Genoa e Sampdoria: maglie ufficiali in plastica riciclata per i tifosi
Il mondo dello sport diventa protagonista dell’economia circolare! A Genova, i tifosi di Genoa e Sampdoria possono ritirare le nuove maglie ufficiali, prodotte al 100% in PET riciclato, dopo aver raggiunto una soglia di bottiglie raccolte grazie a una rete di ecocompattatori cittadini. Un’iniziativa che unisce appartenenza, riciclo e sensibilizzazione ambientale, portando la plastica dalla curva allo stadio!
Tutti i dettagli sull’iniziativa:
https://www.liguriasport.com/2026/04/03/genoa-e-sampdoria-per-lambiente-nuove-maglie-in-plastica-riciclata-per-i-tifosi/
Monouso in Europa: si rafforzano i sistemi di raccolta
Secondo il primo report UE sui risultati della Direttiva SUP, dieci Paesi europei avevano già raggiunto nel 2022 il target 2025 del 77% di raccolta differenziata delle bottiglie in plastica monouso, mentre l’Italia si ferma al 67%. Un dato che ci pone davanti a Francia e Spagna, ma che evidenzia la necessità di accelerare sulle infrastrutture e su sistemi come il deposito cauzionale, già diffusi nei paesi più virtuosi.
Dati e analisi:
https://www.polimerica.it/articolo.asp?id=35681
Stoviglie riutilizzabili: regole tecniche finalmente approvate
Dopo anni di incertezza, il Decreto PNRR appena licenziato dalle Camere fissa i requisiti tecnici per poter classificare piatti, posate e cannucce come “riutilizzabili”, colmando una lacuna della Direttiva SUP che aveva lasciato spazio all’immissione sul mercato di prodotti “falsamente riutilizzabili”. Queste nuove regole sostengono la riconversione e tutelano sia consumatori che aziende virtuose.
Approfondisci qui:
https://www.polimerica.it/articolo.asp?id=35674
Capsule in plastica, raccolta pilota per anticipare la normativa europea
Nei territori serviti da CEM Ambiente e SILEA (oltre 170 comuni del Nord Italia), parte la prima raccolta su larga scala delle capsule in plastica di caffè e bevande. L’iniziativa promossa da COREPLA anticipa l’imminente obbligo europeo e coinvolge un bacino di quasi 1 milione di cittadini: un test importante per promuovere comportamenti uniformi e informati.
Tutte le informazioni sulla campagna:
https://www.corepla.it/news/campagna-pilota-capsule-plastica-nord-italia/
Questo aprile ci lascia dati incoraggianti e segnali concreti di cambiamento: il settore avanza verso obiettivi più ambiziosi, tra regole più chiare, nuove collaborazioni e coinvolgimento diretto di cittadini e consumatori verso una reale economia circolare della plastica.
Imballaggi con riciclato: i consumatori premiano la trasparenza e il contenuto “green”
Imballaggi con riciclato: i consumatori premiano la trasparenza e il contenuto “green”
Imballaggi con riciclato: i consumatori premiano la trasparenza e il contenuto “green”
Un’indagine commissionata da Amcor in sei Paesi europei, tra cui l’Italia, fotografa un quadro positivo per il packaging con plastica riciclata.
Dallo studio “Recycled Content, Real Impact” – che ha raccolto oltre 3.200 risposte e 32 interviste qualitative – emergono alcuni dati chiave:
- 9 consumatori su 10 sanno che alcuni imballaggi sono realizzati con plastica riciclata
- 7 su 10 hanno acquistato di proposito confezioni con materiale riciclato
- 8 su 10 credono che l’uso di plastica riciclata riduca l’impatto ambientale
Gli intervistati, soprattutto tra i più giovani, premiano i brand che usano materiale riciclato: il 63% dichiara che il contenuto riciclato nel packaging aumenta la fiducia nella marca.
Interessante il dato sulla qualità percepita: oltre la metà non nota differenze rispetto alla plastica vergine, e anzi per il 22% (che sale al 34% tra i 18-34enni) la presenza di plastica riciclata migliora
Ma la trasparenza sta a cuore:
- Il 58% chiede l’indicazione chiara della percentuale di riciclato
- Il 49% vuole sapere i benefici ambientali concreti
- Il 43% chiede la provenienza del materiale
- Il 79% ritiene importante una certificazione di parte terza sul contenuto riciclato
La semplice scritta “Prodotto con plastica riciclata” non basta più: a crescere è la domanda di chiarezza, tracciabilità e trasparenza certificata, per una scelta di consumo davvero consapevole.
“I consumatori capiscono e apprezzano il materiale riciclato—soprattutto se supportato da certificazione. Anche se non tutti conoscono i meccanismi delle certificazioni, vedere un claim verificato da terzi aumenta la fiducia e la credibilità”, sottolinea Sarah Neerkorn di Amcor.
Fonti:
-
Polimerica.it — “Promosso il packaging con riciclato”, 25 febbraio 2026.
Intervista a PlasticFinder: la piattaforma digitale che rivoluziona l’economia circolare della plastica
Intervista a PlasticFinder: la piattaforma digitale che rivoluziona l’economia circolare della plastica
Intervista a PlasticFinder: la piattaforma digitale che rivoluziona l’economia circolare della plastica
L’economia circolare delle materie plastiche passa sempre più spesso da soluzioni digitali innovative. Oggi vi portiamo dietro le quinte di PlasticFinder Marketplace, la piattaforma italiana che rende possibile lo scambio e la valorizzazione di risorse plastiche, promuovendo trasparenza e sostenibilità lungo tutta la filiera. Nata dall’esperienza di un team di professionisti del settore, PlasticFinder si propone come il “marketplace B2B della plastica”, ma con una marcia in più: strumenti legal-tech e servizi digitali all’avanguardia per tracciare, certificare e rendicontare ogni passaggio della plastica riciclata o dei sottoprodotti industriali.
Abbiamo intervistato Stefano Chiaramondia, Founder President e CEO di PlasticFinder, per capire meglio come funziona la piattaforma, perché la tracciabilità è oggi fondamentale e quale futuro attende il settore delle materie plastiche.
1. PlasticFinder nasce come marketplace digitale per la plastica: quali sono le principali sfide che avete affrontato nel portare la digitalizzazione in un settore tradizionalmente “fisico” come quello delle materie plastiche?
PlasticFinder opera sul mercato tramite una piattaforma per lo “scambio di risorse plastiche”, come già allora ci piaceva definire questo materiale, risorsa da più fonti definita il “nuovo petrolio” o il “nuovo oro” ma troppo spesso demonizzata. La piattaforma è nata con l’obiettivo iniziale di “rimettere in circolazione” giacenze di materie plastiche, lotti magari obsoleti, sottoprodotti industriali, evitando che diventino rifiuti ma anzi trovando loro una nuova vita utile. Ci siamo poi specializzati nei prodotti riciclati. Tra le principali sfide affrontate vorrei mettere in evidenza la diffidenza degli operatori “tradizionali”, produttori e distributori, che guardavano alla nostra proposta con un misto di scetticismo (“non funzionerà, la relazione fisica è fondamentale”) e timore di una potenziale disintermediazione del mercato causata dalla nuova modalità di e-commerce. Anche la pubblicazione dei prezzi di vendita è stato un fattore di rottura per un mercato basato sulla trattativa one-to-one, così come la gestione dei pagamenti.
2. Uno dei vostri punti di forza è il programma Certified Recycled Plastic®, che sfrutta la blockchain per garantire la tracciabilità dei materiali. Qual è il valore aggiunto di questa tecnologia per i vostri clienti e per la filiera?
Abbiamo ideato e ora offriamo il servizio Certified Recycled Plastic® per tracciare la storia documentale dei prodotti riciclati messi in vendita dai produttori sulla piattaforma. Chi li acquista, può trovare la raccolta, trascritta in modo immutabile e verificabile su blockchain (in pratica “notarizzata digitalmente”), dei documenti relativi al rifiuto di origine, alla sua raccolta, al riciclo, fino all’ottenimento del prodotto riciclato. Ogni passo del processo e il relativo documento è legato inscindibilmente al precedente e al successivo: ciò rappresenta un grande valore aggiunto per chi vuole certezze documentabili in grado di sostenere le dichiarazioni ambientali da rilasciare sul prodotto finito, ad esempio.
3. In che modo la trasparenza sulla provenienza e sulle caratteristiche della plastica riciclata può contribuire a contrastare il fenomeno del greenwashing e aumentare la fiducia degli operatori?
Questo è un aspetto fondamentale: la Commissione Europea ha stimato (dati 2023) che il 53% dei “green claims” danno “informazioni vaghe, ingannevoli o infondate”, il 40% di essi non ha evidenze concrete a supporto, e circa la metà delle etichette contenenti dichiarazioni ambientali offre una verificabilità debole o inesistente. Il greenwashing colpisce tutti gli attori: oltre ai consumatori finali, ingannabili nelle loro scelte, anche i brand owner (potenziali danni reputazionali), gli attori eticamente corretti (inclusi i riciclatori, compromessi da false dichiarazioni dei concorrenti scorretti), le pubbliche autorità, la finanza “green” (che potrebbe orientare gli investimenti verso falsi amici dell’ambiente). Vorrei far notare anche il fenomeno del greenhushing, cioè la scelta delle aziende di ridurre o evitare del tutto la comunicazione sulle proprie iniziative di sostenibilità: è una reazione al greenwashing, originata dal timore di critiche, sanzioni o danni di immagine, che a sua volta rallenta la diffusione di buone pratiche e impedisce la valorizzazione di investimenti e risultati raggiunti. È evidente che poter sostenere il proprio impegno a favore dell’ambiente con documentazioni trascritte fin dall’origine con data certa su un registro immutabile (il che in pratica costituisce già un primo livello di Passaporto Digitale di Prodotto, argomento all’ordine del giorno in Europa) rappresenta un validissimo strumento per dare trasparenza, e quindi fiducia, a tutti gli stakeholder.
4. Guardando al futuro, quali sono le innovazioni o i servizi che pensate possano ulteriormente accelerare la transizione verso una vera economia circolare della plastica in Italia e in Europa?
Il quadro normativo europeo si sta delineando in modo chiaro: il Circular Economy Act (legge quadro con adozione attesa nel 2026) delinea una road map strategica per rafforzare la transizione verso un’economia circolare di scala da implementare in ogni processo e in ogni prodotto. L’obiettivo è rendere l’Europa leader mondiale nell’economia circolare, raddoppiando il tasso di circolarità dal 12% attuale al 24% entro il 2030. In questo contesto riteniamo davvero che il Passaporto Digitale di Prodotto sia il cuore operativo della politica europea per la circolarità. I primi settori interessati sono il tessile, le batterie, gli pneumatici, l’arredo, ma è chiaro che anche il settore chimico e il mondo della plastica ne saranno coinvolti: incominciare a parlarne e a promuoverlo anche in questi ambiti è lungimirante. Anche la stessa digitalizzazione della compravendita di polimeri, soprattutto riciclati e sottoprodotti industriali, è a mio avviso un acceleratore di transizione green: procedure certe, facili ed automatiche, gestione di dati coerenti e di qualità rendono più facile e fluida la circolazione di materie plastiche sostenibili.
L’esperienza di PlasticFinder dimostra come l’innovazione digitale possa essere un potente alleato nell’accelerare la transizione verso un’economia circolare della plastica, offrendo strumenti concreti per la tracciabilità, la trasparenza e la valorizzazione delle risorse. In un contesto in cui la fiducia, la qualità delle informazioni e la sostenibilità sono sempre più centrali, piattaforme come PlasticFinder rappresentano un punto di riferimento per tutta la filiera. Guardando al futuro, la sinergia tra normativa europea, digitalizzazione e impegno degli operatori sarà fondamentale per costruire un settore della plastica più responsabile, efficiente e realmente circolare.










