Vacanze senza plastica: quanto peserebbero, quanto costerebbero e cosa cambierebbe davvero
Vacanze senza plastica: quanto peserebbero, quanto costerebbero e cosa cambierebbe davvero
Vacanze senza plastica: quanto peserebbero, quanto costerebbero e cosa cambierebbe davvero
Dalle valigie alle bottigliette, immagina un’estate completamente senza plastica. Scopri quanto peserebbero davvero le vacanze se tutto fosse in vetro, metallo o legno — e perché la plastica, se usata bene, può essere un’alleata della sostenibilità.
Facciamo un esperimento: prova a immaginare le tue vacanze estive senza plastica.
Niente contenitori leggeri, niente infradito flessibili, niente beauty case impermeabili. Solo vetro, metallo e legno.
Quanto peserebbe la tua valigia? Quanto spazio occuperebbe il tuo zaino? Quanto tempo ci metteresti a spostarti da un luogo all’altro con oggetti più ingombranti e fragili?
Una giornata tipo… in versione “senza plastica”
- Bottiglietta d’acqua in vetro? Fragile e pesante. Meglio portarne una sola, e sperare di poterla riempire durante il tragitto.
- Crema solare? Niente plastica leggera, ma solo flaconi in vetro. Speriamo non si rompa dentro la borsa del mare.
- Contenitore per il pranzo? In acciaio o alluminio: resistente e sicuro, ma non proprio comodo da infilare nello zaino.
- Giochi da spiaggia in legno? Sicuramente carini e duraturi, ma dopo due castelli di sabbia, il secchiello comincia a pesare.
- Valigia rigida? Senza i materiali plastici moderni, torneremmo a viaggiare con bauli in legno o metallo, pesanti e poco maneggevoli.
Insomma, la plastica — spesso vista solo come un nemico — ha anche semplificato e reso più leggere le nostre abitudini quotidiane, specialmente quando viaggiamo. È leggera, resistente, durevole. Se ben progettata e riciclata, può perfino avere un impatto ambientale inferiore rispetto ad alternative apparentemente più “green”, ma meno efficienti.
La soluzione? Non eliminarla, ma usarla meglio.
Non si tratta di bandire la plastica, ma di imparare a scegliere quella giusta: riutilizzabile, riciclabile, duratura nel tempo.
E soprattutto, di gestirla in modo corretto: separandola e conferendola nei contenitori giusti. Anche sotto l’ombrellone, anche in vacanza.
Perché la plastica può essere un problema solo se usata in modo irresponsabile.
Come riciclare la plastica anche in vacanza: 5 consigli pratici
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Anche sotto l’ombrellone è possibile fare la differenza… e la differenziata! Scopri 10 consigli semplici per riciclare la plastica durante le vacanze e proteggere l’ambiente, ovunque tu sia.
Siamo abituati ad associare la sostenibilità alla vita quotidiana, tra lavoro, casa e abitudini consolidate. Ma quando partiamo per le vacanze, spesso queste buone pratiche restano a casa con noi.
Eppure, anche in ferie possiamo continuare a prenderci cura dell’ambiente, senza fatica e senza rinunce. Anzi, farlo può renderci ancora più consapevoli e leggeri (in tutti i sensi).
Ecco allora un decalogo pratico, semplice e da portare in valigia, per imparare a riciclare la plastica anche lontano da casa… magari proprio sotto l’ombrellone.
5 consigli per un’estate più sostenibile:
1. Porta con te una borsa per la raccolta differenziata.
In spiaggia, in campeggio o durante le escursioni, potresti non trovare bidoni separati. Organizza uno spazio nel borsone per raccogliere i rifiuti riciclabili, soprattutto la plastica.
2. Occhio agli imballaggi.
Ormai tanti prodotti utilizzano confezioni in plastica riciclata o completamente riciclabili. Quando possibile, scegli questo tipo di prodotti.
3. Informati sulla raccolta differenziata del luogo.
Ogni località ha regole diverse: conoscere in anticipo dove e come buttare la plastica evita errori e gesti inutili.
4. Non lasciare rifiuti in spiaggia, nei parchi o nei sentieri.
Potrebbe sembrare banale, ma purtroppo ogni estate vediamo ancora troppi rifiuti abbandonati. La natura non è un cestino.
5. Coinvolgi chi viaggia con te.
Le buone abitudini si diffondono in fretta. Parlare di riciclo in modo informale può rendere più piacevole e naturale un gesto importante.
Anche in vacanza, piccoli gesti quotidiani possono trasformarsi in scelte consapevoli.
Non serve rinunciare al comfort: basta un po’ di attenzione in più per ridurre i rifiuti e riciclare bene la plastica che ci accompagna nei nostri momenti di relax.
Perché la plastica non è il problema, se sappiamo usarla responsabilmente e darle una seconda vita.
Intervista a Dario Dainelli: Innovazione, Sicurezza e Sostenibilità nella Plastica per Alimenti
Intervista a Dario Dainelli: Innovazione, Sicurezza e Sostenibilità nella Plastica per Alimenti
Intervista a Dario Dainelli: Innovazione, Sicurezza e Sostenibilità nella Plastica per Alimenti
Oggi abbiamo il piacere di intervistare Dario Dainelli, esperto di fama internazionale nel campo dei materiali plastici, della sostenibilità e delle normative sui materiali a contatto con gli alimenti.
Dario Dainelli è uno dei fondatori di Policy Regulatory, società nata nel 2018 per aiutare le industrie a capire le complesse normative e ad adeguarsi ai cambiamenti delle leggi. Con la sua grande esperienza nella gestione di progetti innovativi e nella creazione di politiche e processi normativi, Dario Dainelli è un punto di riferimento per l’industria europea della plastica e fa da ponte con le istituzioni dell’Unione Europea.
In questa intervista, vogliamo scoprire il suo punto di vista sulle sfide e le opportunità legate all’uso della plastica nel settore alimentare, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’economia circolare.
Domande
1. Dario, la sua carriera l'ha portata a specializzarsi nel campo dei materiali polimerici e delle loro applicazioni nel settore alimentare. Quali sono state le tappe principali di questo percorso e quali sfide ha dovuto affrontare?
Ho iniziato a interessarmi ai materiali polimerici durante la tesi di Laurea in Chimica Industriale, che ho svolto con la guida del compianto prof. Emo Chiellini, dell’Università di Pisa. Dopo la laurea ho trascorso alcuni brevi ma formativi anni al Centro di ricerca ex-Istituto Donegani a Novara, e con M&G Polymers nel Lazio. Ma la vera scuola è stata quella di WR Grace, alla quale sono approdato nella prima metà degli anni 90, successivamente fusa nel gruppo Sealed Air. A questa azienda devo gran parte delle mie conoscenze tecniche, regolatorie e una approfondita esperienza manageriale. Ho lasciato Sealed Air nel 2017, mantenendo un rapporto di amicizia con molti ex-colleghi, e ho fondato Policy Regulatory, che in questi anni ha accresciuto notevolmente la sua visibilità e la sua presenza sul mercato globale. Adesso siamo all’inizio di una nuova avventura, Global Product Safety Net (GPSNet) una venture di cui sentirete presto parlare.
Ci sono state moltissime sfide in questi anni, sia professionali che personali. Rimanere aggiornati in un mondo che cambia con sempre maggiore rapidità richiede apertura mentale, sospensione del giudizio, comprensione e curiosità verso le nuove tecnologie. Recentemente ho sfogliato un vecchio libro sulle tecnologie di riciclo della plastica, risalente a circa 20 anni fa, e mi ha fatto l’impressione di un manuale del medioevo, talmente grandi sono stati i cambiamenti in questo settore! La mia più grande fortuna è che mi interessa tutto, sono attratto dalla scienza, dalla letteratura, dall’arte, dalla tecnologia. Insomma, per citare Terenzio “sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo a me estraneo”.
2. L'uso delle materie plastiche nel food packaging è oggetto di crescente attenzione da parte dell'opinione pubblica e dei legislatori. La plastica a contatto con i nostri alimenti è davvero sicura?
La plastica a contatto con gli alimenti presenta gli stessi rischi di moltissimi altri oggetti e comportamenti legati alle attività umane. Gli alimenti di cui ci nutriamo, l’ambiente in cui viviamo, i nostri comportamenti quotidiani (guidare, praticare sport, usare un mezzo di trasporto ecc) ci espongono a rischi semplicemente perché il “rischio zero” non esiste. I materiali a contatto con alimenti, e in particolare la plastica, sono molto studiati e sottoposti a norme e legislazioni, e certamente presentano un rischio molto minore rispetto a molte delle attività citate. Esistono diversi tipi di rischio: c’è il rischio reale, come può essere quello di un agente patogeno nel cibo, c’è un rischio regolatorio, che consiste nelle conseguenze di non rispettare le norme dettate dalla legge, e c’è un rischio percepito, ovvero ciò che una certa parte della popolazione percepisce come dannoso, indipendentemente dal fatto che lo sia veramente. Ad esempio, prendere un aereo è certamente molto meno rischioso che guidare in una autostrada affollata. Lo dimostra chiaramente il numero di incidenti fatali causati dalla guida. La percezione del rischio può essere costruita attraverso metodi di comunicazione, e la percezione che i consumatori hanno dei materiali plastici per gli alimenti appartiene soprattutto ai rischi percepiti. Questo non significa che non sia necessario fare ricerca e intercettare quelli che potrebbero rivelarsi materiali potenzialmente rischiosi, ma l’enfasi che si pone spesso sulla plastica per uso alimentare è sproporzionata rispetto ai rischi reali.
Esiste indubbiamente un problema ambientale, poiché la plastica non si degrada nell’ambiente, a parte alcuni tipi di materiali compostabili- che comunque richiedono condizioni particolari per degradarsi- rappresenta un serio problema ambientale se non ci sono adeguati sistemi di gestione della fase di smaltimento. Fortunatamente gli schemi EPR (Extended Producer Responsibility), che si occupano di organizzare e finanziare i sistemi di raccolta e smaltimento degli imballaggi di plastica, sono ormai diffusi in moltissimi paesi specialmente economicamente sviluppati, ma anche in maniera crescente nei paesi in via di sviluppo. Il Regolamento Packaging and Packaging Waste rappresenta una pietra miliare nella progettazione degli imballaggi di plastica e nella gestione della fase di fine vita, poiché mira a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, promuovendo il riuso, il riciclo e la circolarità dei materiali.
3. Quale ruolo possono svolgere l'innovazione e la ricerca sui materiali per conciliare le esigenze di sicurezza, performance e sostenibilità ambientale?
Senza nulla togliere né agli imballaggi alternativi alla plastica, che in alcuni casi rappresentano una soluzione tecnicamente ed economicamente vantaggiosa, né ai materiali compostabili o ai sistemi di riuso degli imballaggi, io sono un fautore del riciclo. La tecnologia del riciclo meccanico del PET è ormai una realtà consolidata da anni, sia nel campo delle bottiglie che in quello dei vassoi. Il riciclo del polistirolo per contatto con alimenti è una tecnologia più giovane, ma ugualmente sviluppata, mentre la nuova frontiera è rappresentata dal riciclo meccanico di HDPE e polipropilene, sempre nel settore contatto con alimenti. Il regolamento EU 2022/1616 fornisce una metodologia regolatoria, (a volte eccessivamente complessa, ma efficace) per l’adozione di nuove tecnologie di riciclo che porteranno nel giro di alcuni anni a considerare il riciclo di poliolefine come una tecnologia consolidata.
Tuttavia, sebbene sia necessario adottare norme di Design for Recycling diffuse ed armonizzate, in modo da diffondere il riciclo il più possibile, è necessario tenere in conto che certi tipi di imballaggi in plastica, per esempio i film barriera, sono sì di difficile riciclo, ma esercitano una funzione fondamentale e insostituibile nella conservazione di prodotti alimentari come carni fresche, carni processate, formaggi, pasta fresca ecc., prolungandone la vita commerciale ed evitando sensibilmente la piaga degli sprechi alimentari. È quindi necessario lavorare per lo sviluppo di nuovi imballaggi riciclabili, compostabili e riusabili, ma è anche necessario che vengano mantenute sul mercato i materiali che presentano questa proprietà, e che il legislatore consideri adeguatamente l’impatto complessivo che può derivare dalla perdita delle stesse.
4. L'Unione Europea sta promuovendo attivamente modelli di economia circolare, con importanti ricadute sul settore delle materie plastiche. Come si sta muovendo l'industria per adeguarsi a queste nuove sfide e cogliere le opportunità offerte dalla transizione verso una maggiore circolarità?
L’industria ha fatto passi da gigante, e li ha fatti non solo perché “ce lo dice l’Europa”, ma perché ha sviluppato in molti ambiti la capacità di coniugare lo sviluppo tecnologico ed economico intercettando la crescente sensibilità ambientale dei consumatori, e il riciclo ne è un esempio virtuoso. Poi, certamente, le politiche ambientali hanno un impatto di accelerazione di certi processi, ma a mio avviso sarebbe più opportuno che le ambizioni legislative fossero maggiormente connesse alla realtà industriale, soprattutto tenendo conto dei tempi tecnici necessari per sviluppare determinati processi e prodotti. Sarebbe anche opportuno che il legislatore, per sua natura politica spesso guidato dai rischi percepiti, ponesse maggiore attenzione alla creazione di un ambiente in cui i legittimi obbiettivi di sicurezza e sostenibilità fossero più strettamente coniugati allo sviluppo economico. L’industria ha dimostrato grandi capacità di anticipazione e di adattamento, ma ha bisogno di un quadro legislativo semplificato e maggiormente guidato da principi scientificamente solidi.
5. Guardando al futuro, quali sono le innovazioni più promettenti nel campo dei materiali polimerici per il settore alimentare? Quali sfide e opportunità intravede per un'industria più sostenibile e circolare?
Come dicevo prima, il riciclo meccanico delle poliolefine è “the next big thing”. Molte aspettative ci sono anche sul riciclo chimico, anche se per il momento questa tecnologia è ancora penalizzata da costi alti. Nel campo dei nuovi materiali si lavora allo sviluppo di materiali, sia plastici che inchiostri, adesivi e rivestimenti, più facilmente riciclabili o compostabili, che siano capaci di mantenere le proprietà fondamentali dei materiali correnti, come barriera ai gas, saldabilità, stampabilità. È un processo non sempre lineare, ma che sono certo porterà risultati eccellenti nei prossimi anni.
Conclusione
Ringraziamo Dario Dainelli per averci offerto la sua preziosa prospettiva sulle sfide e le opportunità legate all’uso delle materie plastiche nel settore alimentare. Le sue parole ci ricordano che l’innovazione, la sostenibilità e la sicurezza sono obiettivi interconnessi, che richiedono un impegno costante da parte di tutti gli attori del settore. Continuiamo a seguire con attenzione gli sviluppi in questo campo, certi che professionisti come Dario Dainelli sapranno indicare la strada verso soluzioni sempre più performanti, sicure e rispettose dell’ambiente.
Riciclo imballaggi plastica in Italia: superati gli obiettivi UE con un anno di anticipo
Riciclo imballaggi plastica in Italia: superati gli obiettivi UE con un anno di anticipo
Riciclo imballaggi plastica in Italia: superati gli obiettivi UE con un anno di anticipo
Introduzione
L’Italia si conferma protagonista nel campo della sostenibilità ambientale, raggiungendo con un anno di anticipo gli obiettivi europei sul riciclo degli imballaggi in plastica. Nel 2022, il tasso di riciclo ha toccato il 50,2%, superando il target del 50% fissato per il 2025. In questo articolo analizziamo i dati più recenti, le strategie vincenti e le sfide future per consolidare questo successo e puntare a un’economia circolare sempre più efficiente.
Obiettivi raggiunti e dati chiave
Secondo il rapporto pubblicato da Polimerica:
- Nel 2022, l’Italia ha riciclato il 50,2% degli imballaggi in plastica, contro il 50% previsto per il 2025.
- Questo risultato è frutto di una raccolta differenziata sempre più capillare e di investimenti in tecnologie avanzate di riciclo meccanico e chimico.
- Le imprese italiane del settore hanno fatto importanti passi avanti nell’innovazione e nella sostenibilità, migliorando la qualità del materiale riciclato e riducendo gli scarti.
Strategie vincenti per il riciclo degli imballaggi
L’Italia ha adottato diverse strategie per raggiungere questi traguardi:
- Rafforzamento della raccolta differenziata in oltre il 90% dei comuni italiani.
- Investimenti in impianti di riciclo di ultima generazione, capaci di recuperare plastica con maggiore efficienza.
- Collaborazione tra consorzi, produttori e istituzioni per promuovere la cultura della sostenibilità.
- Sviluppo di progetti di riciclo chimico per trattare plastiche complesse e difficili da riciclare meccanicamente.
Sfide future e obiettivi 2030
Nonostante i successi, l’Italia dovrà continuare a migliorare per raggiungere il nuovo target europeo del 55% entro il 2030. Le sfide principali includono:
- La necessità di costruire nuovi impianti di riciclo.
- Incentivare l’innovazione tecnologica per il trattamento di materiali complessi.
- Favorire la circolarità dei materiali, per ridurre al minimo lo spreco.
- Promuovere una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei consumatori.
L’importanza di una gestione intelligente della plastica
La plastica non deve essere demonizzata, ma gestita con intelligenza. Grazie a sistemi di raccolta efficaci e tecnologie all’avanguardia, la plastica può diventare una risorsa preziosa per l’economia circolare. L’Italia si posiziona come esempio di come una politica integrata e collaborativa possa produrre risultati concreti per l’ambiente e l’economia.
Conclusione
Il raggiungimento anticipato degli obiettivi UE sul riciclo degli imballaggi in plastica è una notizia positiva che conferma l’impegno di imprese, cittadini e istituzioni italiane. Guardando al futuro, occorre mantenere questo slancio, investendo in innovazione e sensibilizzazione per costruire un sistema di riciclo sempre più efficace e sostenibile.
Eco-compattatori: innovazione e sostenibilità nel riciclo delle bottiglie in PET
Eco-compattatori: innovazione e sostenibilità nel riciclo delle bottiglie in PET
Eco-compattatori: innovazione e sostenibilità nel riciclo delle bottiglie in PET
Introduzione
Gli eco-compattatori rappresentano una soluzione tecnologica avanzata che sta rivoluzionando la raccolta e il riciclo delle bottiglie in PET in Italia. Grazie a sistemi premianti che coinvolgono direttamente i cittadini, queste tecnologie contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità, migliorando la qualità del materiale riciclato e riducendo significativamente i rifiuti plastici dispersi nell’ambiente. Scopriamo i dati più recenti e l’impatto concreto di questa tecnologia.
Cosa sono gli eco-compattatori?
Gli eco-compattatori sono macchinari automatici che raccolgono e compattano bottiglie in PET e lattine, riducendo il loro volume fino a 1/7 rispetto al volume originale. Questo consente di:
- Ottimizzare trasporti e logistica, riducendo emissioni di CO₂.
- Incrementare la partecipazione attiva dei cittadini.
Migliorare la qualità del materiale raccolto, fondamentale per un riciclo efficiente.
Risultati recenti e numeri chiave
Un esempio dell’efficacia di questi sistemi è rappresentato dal progetto RecoPet, promosso da COREPLA. Nel 2024, sono stati installati 210 eco-compattatori RecoPet su tutto il territorio nazionale, ai quali si aggiungono altri 24 dispositivi di proprietà consortile nelle città di Genova e Potenza. Grazie a questa rete, è stato possibile raccogliere in modo selettivo 253 tonnellate di bottiglie in PET, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi europei di raccolta e riciclo delle plastiche monouso.
L’impatto territoriale è significativo: il progetto RecoPet punta in particolare a rafforzare la raccolta selettiva nelle grandi aree urbane e a coinvolgere un numero crescente di comuni, anche grazie a collaborazioni con la grande distribuzione, lo sport e la ristorazione collettiva.
Benefici economici e ambientali
L’esperienza di RecoPet dimostra come il sistema degli eco-compattatori possa non solo migliorare l’efficienza del riciclo, ma anche generare benefici economici e ambientali. Attraverso la raccolta selettiva e la tracciabilità digitale dei conferimenti, RecoPet favorisce un riciclo di qualità (“bottle-to-bottle”) e incentiva comportamenti virtuosi tra i cittadini grazie a sistemi premianti.
La raccolta mirata tramite eco-compattatori contribuisce inoltre a ridurre la dispersione di rifiuti nell’ambiente, a ottimizzare la logistica e ad aumentare la disponibilità di PET riciclato per la produzione di nuovi imballaggi, in linea con i principi dell’economia circolare.
Come funzionano gli eco-compattatori?
- L’utente deposita bottiglie e lattine nell’eco-compattatore.
- Il macchinario compatta il materiale riducendone il volume fino a 1/7.
- Viene rilasciato un codice o un premio, convertibile in sconti o donazioni.
- Il materiale compattato viene raccolto e inviato agli impianti di riciclo.
Il futuro del riciclo con gli eco-compattatori
Con l’obiettivo di installare sempre più eco-compattatori e coinvolgere un numero crescente di comuni, queste tecnologie puntano a consolidare il modello di economia circolare e a far crescere ulteriormente la raccolta differenziata di qualità, riducendo i rifiuti e tutelando l’ambiente.
Conclusione
Gli eco-compattatori sono una tecnologia chiave per la sostenibilità in Italia, con dati concreti che ne confermano l’efficacia sia ambientale che economica. La loro diffusione rappresenta un passo fondamentale verso un sistema di riciclo più efficiente, coinvolgendo cittadini e istituzioni in un percorso virtuoso.
10 miti sulla plastica che tutti credono veri (ma non lo sono)
10 miti sulla plastica che tutti credono veri (ma non lo sono)
10 miti sulla plastica che tutti credono veri (ma non lo sono)
Sapevi che molti dei miti sulla plastica sono smentiti dalla scienza?
La plastica è spesso accusata di essere il principale nemico dell’ambiente. Ma quanto c’è di vero nelle affermazioni che sentiamo ogni giorno?
Chris DeArmitt, nel suo libro Shattering the Plastics Illusion – Exposing Environmental Myths (2025), ha raccolto migliaia di studi scientifici per analizzare, uno per uno, i principali miti che circolano sulla plastica, vediamoli insieme.
Nel suo libro, Chris DeArmitt elenca alcune delle affermazioni più ripetute quando si parla di plastica:
- Stiamo annegando nella plastica.
- La plastica riempie le discariche.
- La plastica invade gli oceani.
- La plastica consuma troppo petrolio.
- La plastica è fatta solo di fonti fossili.
- La plastica aumenta l’effetto serra.
- Bisognerebbe sempre preferire materiali alternativi.
- Le tartarughe e i cetacei muoiono a causa dei sacchetti di plastica.
- La plastica impiega 400 o 1000 anni per degradarsi.
- Le microplastiche sono ovunque e ci avvelenano.
Il libro si pone una domanda semplice ma spesso trascurata: “Cosa dice davvero la scienza su questi temi?”
1. Mito: “Stiamo annegando nella plastica”
Verità:
I dati scientifici mostrano che la plastica rappresenta meno dell’1% di tutti i materiali usati dall’umanità. Il restante 99% è composto da cemento, metalli, legno e altri materiali.
Fonte: M. Ashby, Materials and the Environment, 2009; DeArmitt, 2025
2. Mito: “La plastica riempie le discariche”
Verità:
La plastica è meno dell’1% dei rifiuti totali prodotti a livello globale (in peso), perché la grande maggioranza dei rifiuti deriva da attività industriali, edilizia e miniere. Nei rifiuti domestici la quota sale al 13-15%, ma questi rappresentano solo una piccola parte del totale.
Fonte: DeArmitt, 2025
3. Mito: “La plastica crea isole galleggianti negli oceani”
Verità:
Non esistono “isole” di plastica visibili: le cosiddette “isole di plastica” sono aree con una maggiore concentrazione di microplastiche, ma la quantità reale è molto inferiore a quanto si immagina e quasi tutta la plastica nei mari è composta da reti da pesca e attrezzi, non da imballaggi domestici.
Fonte: K. De Wolff, 2014; A. Cózar et al., PNAS, 2014; DeArmitt, 2025
4. Mito: “La plastica consuma troppo petrolio”
Verità:
Solo il 4-5% del petrolio estratto globalmente viene effettivamente utilizzato per produrre plastica. Il resto viene principalmente bruciato come combustibile. Inoltre, la plastica contribuisce a risparmiare energia (auto più leggere, isolamento, minor spreco alimentare).
Fonte: N. G. McCrum et al., 1988; DeArmitt, 2025
5. Mito: “La plastica è fatta solo di petrolio e fonti fossili”
Verità:
Molte plastiche oggi possono essere prodotte anche da fonti rinnovabili come canna da zucchero e mais. Polimeri come PE, PP, PET possono essere realizzati da materie prime bio-based.
Fonte: M. Tabone et al., Environmental Science & Technology, 2010; DeArmitt, 2025
6. Mito: “La plastica è la principale causa del cambiamento climatico”
Verità:
La produzione di plastica contribuisce solo per il 3-4% alle emissioni globali di gas serra. Altri materiali come cemento, acciaio e carta hanno un impatto molto superiore. Sostituire la plastica con vetro, metallo o carta aumenterebbe l’impronta di CO₂ di 2-3 volte.
Fonte: F. Meng et al., Environmental Science & Technology, 2022; D. Dolci et al., Waste Management & Research, 2024; DeArmitt, 2025
7. Mito: “Le alternative alla plastica sono sempre più verdi”
Verità:
Le analisi LCA mostrano che materiali alternativi (vetro, metallo, carta) spesso hanno un impatto ambientale superiore alla plastica: consumano più energia, producono più emissioni, sono più pesanti da trasportare e generano più rifiuti.
Fonte: N. Voulvoulis et al., Imperial College London & Veolia UK, 2019; Franklin Associates, 2023; DeArmitt, 2025
8. Mito: “La plastica dura mille anni e non si degrada mai”
Verità:
La plastica degrada più rapidamente di quanto si creda, specie se esposta a luce, calore e agenti atmosferici. Sacchetti di plastica all’aperto si degradano in meno di un anno. Anche PET e PP degradano più velocemente di vetro, ceramica o metalli.
Fonte: I. E. Napper, R. C. Thompson, 2019; T. Ojeda et al., 2011; DeArmitt, 2025
9. Mito: “La plastica è tossica e avvelena l’uomo”
Verità:
Le plastiche più comuni (PE, PP, PET, PVC rigido) sono tra i materiali meno tossici secondo i test scientifici. Gli additivi potenzialmente pericolosi sono fortemente regolamentati e l’esposizione reale è molto al di sotto dei limiti di sicurezza.
Fonte: Chris DeArmitt, 2025; T. Geens et al., 2012; B. Jovanović, 2018
10. Mito: “Le microplastiche sono ovunque e ci avvelenano”
Verità:
Le microplastiche rappresentano una quantità minima rispetto ad altre polveri ingerite o inalate ogni giorno (come quarzo, silice, metalli). Non ci sono prove scientifiche di effetti tossici delle microplastiche ai livelli di esposizione attuali.
Fonte: Nur Hazimah e Mohamed Nor, 2021; V. Stock et al., 2021; DeArmitt, 2025
Conclusione: perché è importante smascherare questi miti
Dare credito a questi 10 falsi miti significa spesso prendere decisioni dannose per l’ambiente, scegliendo alternative peggiori o spostando il problema altrove.
Come sottolinea Chris DeArmitt, la vera soluzione non è demonizzare la plastica, ma promuovere una gestione corretta, il riciclo, l’educazione e la scelta dei materiali in base a dati scientifici e non a percezioni distorte.
Plastica e riciclo: come la filiera italiana crea lavoro e nuove professioni green
Plastica e riciclo: come la filiera italiana crea lavoro e nuove professioni green
Plastica e riciclo: come la filiera italiana crea lavoro e nuove professioni green
Quando si parla di plastica e sostenibilità, spesso ci si concentra solo sugli aspetti ambientali o tecnologici. Eppure, c’è un altro aspetto fondamentale e spesso sottovalutato: l’impatto occupazionale e sociale della filiera della plastica in Italia. Nel pieno della transizione verso l’economia circolare, il settore non solo si conferma strategico per l’industria nazionale, ma sta anche generando nuove opportunità di lavoro, professionalità innovative e percorsi formativi inediti.
Scopriamo, dati alla mano, quanti lavorano oggi nel comparto plastica e riciclo in Italia, quali sono le nuove figure professionali nate grazie alla spinta green, e come imprese e territori stanno beneficiando di questa rivoluzione sostenibile.
I numeri della filiera della plastica in Italia
La plastica rappresenta uno dei pilastri dell’industria manifatturiera italiana. Secondo i dati Unionplast 2023,
- circa 5.200 aziende operano nella trasformazione delle materie plastiche,
- per un totale di 100.000 addetti diretti solo nella trasformazione.
Se si considera l’intera filiera (produzione, trasformazione, riciclo, commercializzazione, macchinari, servizi),
gli occupati salgono a oltre 150.000 su tutto il territorio nazionale
(Unionplast – Rapporto di settore 2023).
Il comparto genera ogni anno oltre 30 miliardi di euro di fatturato, confermandosi tra i settori trainanti del Made in Italy industriale.
Il riciclo delle plastiche: eccellenza italiana e motore di occupazione
L’Italia è tra i leader europei nel riciclo degli imballaggi in plastica.
Secondo Corepla, nel 2023 sono state riciclate oltre 1 milione di tonnellate di imballaggi in plastica, con un tasso di riciclo superiore al 55% (seconda in Europa dopo la Germania).
Questa filiera ha un impatto diretto sull’occupazione:
- Oltre 2.000 addetti diretti negli impianti di selezione e riciclo Corepla.
- Oltre 8.000 posti di lavoro considerando raccolta, logistica e aziende dell’indotto.
- L’intera filiera del riciclo (tutti i materiali) in Italia conta oltre 213.000 posti di lavoro.
(Fonti: Corepla – Report Sostenibilità 2023; Althesys – L’Italia che Ricicla 2023)
Con l’aumento dei volumi raccolti e le nuove tecnologie di selezione e trasformazione, il settore è in costante crescita, anche grazie alle politiche europee di economia circolare e agli investimenti del PNRR.
La rivoluzione delle nuove professioni green nella plastica
L’evoluzione tecnologica, la crescita dei processi di riciclo e le sfide della sostenibilità stanno trasformando profondamente il mondo del lavoro nella filiera della plastica.
Oggi, accanto alle figure tradizionali legate alla produzione e trasformazione, stanno emergendo ruoli sempre più innovativi, spesso richiesti dalle aziende più attente alla transizione ecologica.
Pensiamo ai tecnici specializzati nella gestione degli impianti di riciclo, agli addetti all’automazione e alla selezione automatizzata dei materiali, a chi si occupa della qualità dei polimeri riciclati, ai ricercatori impegnati nello sviluppo di nuovi materiali e tecnologie più sostenibili, ai project manager che coordinano progetti legati all’economia circolare e agli esperti di logistica che ottimizzano i flussi di raccolta differenziata.
Senza dimenticare le nuove figure nella comunicazione ambientale, fondamentali per sensibilizzare cittadini, scuole e imprese sui temi della plastica responsabile.
Si tratta di un panorama professionale in rapida evoluzione, che offre concrete opportunità ai giovani e richiede competenze sia tecniche che digitali, oltre a una formazione continua e trasversale.
Formazione e nuove opportunità per i giovani
Per rispondere alla domanda di queste nuove professionalità, si stanno moltiplicando:
- ITS e master dedicati all’economia circolare, al recycling management, alla chimica verde.
- Corsi universitari in chimica, ingegneria dei materiali, automazione e sostenibilità ambientale.
- Progetti di formazione continua nelle aziende e programmi di upskilling finanziati da fondi europei e regionali.
Queste nuove competenze sono sempre più richieste anche da start-up, aziende digitali e cooperative sociali impegnate nella filiera del riciclo.
Impatto sociale e ambientale della filiera
Il “nuovo mondo della plastica” non solo riduce l’impatto ambientale, ma:
- Rigenera territori (ad esempio, impianti di riciclo in aree industriali dismesse).
- Aumenta la legalità (meno rifiuti dispersi, più economia tracciata).
- Stimola l’innovazione locale (collaborazioni con università, centri di ricerca, istituti tecnici).
Sfide e opportunità per il futuro
La filiera della plastica e del riciclo in Italia ha ancora margini di crescita, soprattutto se:
- Si investe in formazione tecnica e digitale.
- Si punta sull’innovazione nei processi di riciclo (chimico, meccanico, upcycling).
Si rafforzano le partnership pubblico-private per promuovere una filiera sempre più circolare e inclusiva.
La plastica riciclata e innovativa non è solo una questione ambientale o tecnologica, ma anche una straordinaria leva di crescita sociale ed economica per il nostro Paese.
Dai tecnici di impianto ai comunicatori ambientali, dalle startup ai grandi consorzi, la filiera è oggi protagonista di una rivoluzione: crea nuova occupazione, valorizza i giovani e offre risposte concrete alle sfide della transizione green.
Plastica e sicurezza alimentare: perché il packaging in plastica è ancora fondamentale?
Plastica e sicurezza alimentare: perché il packaging in plastica è ancora fondamentale?
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Quando si parla di plastica, il dibattito pubblico si concentra spesso sugli aspetti negativi legati al suo smaltimento. Tuttavia, c’è un lato della plastica di cui si parla troppo poco: il suo ruolo cruciale nella sicurezza alimentare e nella riduzione dello spreco di cibo.
La plastica: una barriera protettiva per il cibo
Il packaging in plastica svolge una funzione fondamentale nella tutela degli alimenti. Grazie alle sue proprietà di barriera contro l’umidità, l’ossigeno e i microrganismi, la plastica protegge il cibo dalla contaminazione, ne preserva la freschezza e ne prolunga la durata. Questo significa meno sprechi e consumatori più sicuri.
Lo sapevi?
Secondo la FAO, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo va perso o sprecato ogni anno. Una parte significativa di questi sprechi avviene proprio durante la conservazione e il trasporto degli alimenti. Qui la plastica fa la differenza: un imballaggio efficace permette di trasportare cibi freschi e deperibili su lunghe distanze, mantenendo intatte le proprietà nutrizionali e organolettiche.
Meno spreco, più sostenibilità
Ridurre lo spreco alimentare è una delle sfide ambientali e sociali più urgenti. Ogni alimento gettato rappresenta uno spreco di risorse naturali, energia e lavoro umano. Utilizzare la plastica in modo responsabile, privilegiando materiali riciclabili e sistemi di raccolta efficienti, può aiutare a vincere questa sfida.
Plastica buona, se gestita correttamente
Demonizzare la plastica non è la soluzione: il vero cambiamento passa da un uso consapevole e da una corretta gestione, dal riciclo all’innovazione nei materiali. Per molti alimenti, la plastica resta oggi il miglior alleato per garantire sicurezza e qualità, proteggere la salute e combattere lo spreco.
La prossima volta che acquisti un prodotto confezionato, pensa al valore aggiunto che il packaging in plastica offre alla tua sicurezza e all’ambiente.
"Shattering the Plastics Illusion": un nuovo sguardo sul dibattito sulla plastica
"Shattering the Plastics Illusion": un nuovo sguardo sul dibattito sulla plastica
"Shattering the Plastics Illusion": un nuovo sguardo sul dibattito sulla plastica
Chris DeArmitt, autore del libro “Il paradosso della plastica”, torna con un nuovo testo che affronta il controverso tema dell’impatto ambientale della plastica. “Shattering the Plastics Illusion” si basa su oltre 5000 studi peer-reviewed per fare luce su questioni cruciali.
La missione comune: sfatare i miti sulla plastica
Il libro di DeArmitt mira a sfatare i luoghi comuni sulla plastica e promuovere le buone pratiche di economia circolare. Si basa su dati scientifici per mostrare come ricerca e innovazione stiano trasformando la plastica in una risorsa preziosa per un futuro sostenibile.
I punti chiave del libro
“Shattering the Plastics Illusion” affronta diversi temi cruciali nel dibattito sulla plastica:
- Analisi del ciclo di vita
DeArmitt mostra come, considerando l’intero ciclo di vita, la plastica sia spesso l’opzione meno impattante rispetto ad altri materiali. - L’inquinamento degli oceani
Il libro rivela che la quantità di plastica presente negli oceani è circa 1000 volte inferiore alle stime comunemente riportate. - Esposizione alle microplastiche
Secondo gli studi analizzati, le microplastiche rappresentano solo lo 0,001% di ciò che ingeriamo e sono sicure quanto l’argilla o la cellulosa.
Soluzioni per un uso sostenibile della plastica
DeArmitt propone soluzioni concrete per un uso responsabile e circolare della plastica.
“Shattering the Plastics Illusion” rappresenta un contributo importante al dibattito sulla plastica, offrendo una prospettiva basata su dati scientifici. Un approccio utile per promuovere scelte informate e consapevoli verso un futuro migliore.
Il Closed Loop: Un modello circolare per il futuro della plastica
Il Closed Loop: Un modello circolare per il futuro della plastica
Il Closed Loop: Un modello circolare per il futuro della plastica
Il concetto di “Closed Loop” o “Ciclo Chiuso” sta guadagnando sempre più attenzione nel mondo della sostenibilità e della gestione dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda la plastica. Questo approccio mira a creare un sistema in cui i materiali vengono continuamente riciclati, riducendo al minimo la necessità di materie prime vergini e lo smaltimento in discarica.
Nel caso della plastica, il Closed Loop prevede che i prodotti in plastica a fine vita vengano raccolti, riciclati e utilizzati per creare nuovi prodotti, innescando un ciclo virtuoso. Questo modello si contrappone all’attuale sistema “lineare” di produzione, consumo e smaltimento, che genera enormi quantità di rifiuti e inquinamento.
I vantaggi del Closed Loop sono molteplici. In primo luogo, riduce la dipendenza da risorse non rinnovabili come il petrolio, da cui deriva la maggior parte delle materie plastiche vergini. In secondo luogo, diminuisce la quantità di rifiuti plastici che finiscono in discarica o dispersi nell’ambiente, contribuendo a mitigare problemi come l’inquinamento ambientale. Infine, il Closed Loop crea opportunità economiche legate al riciclo e alla produzione di beni in plastica riciclata.
Un aspetto cruciale del Closed Loop è la sua capacità di preservare la qualità e la funzionalità dei materiali plastici nel processo di riciclo. Grazie a tecnologie avanzate e a una corretta selezione e separazione dei rifiuti plastici, è possibile ottenere plastica riciclata di alta qualità, paragonabile alla plastica vergine. Questo consente di utilizzare la plastica riciclata in un’ampia gamma di imballaggi, senza compromettere le prestazioni o la sicurezza dei prodotti.
Mantenere la qualità della plastica riciclata è fondamentale per la creazione di un vero Closed Loop, in quanto aumenta la domanda di materiali riciclati e ne favorisce l’integrazione nei processi produttivi. Inoltre, contribuisce a sfatare il mito secondo cui la plastica riciclata sarebbe sempre di qualità inferiore, incoraggiando così consumatori e aziende a scegliere prodotti in plastica riciclata.