Perché solo la plastica da imballaggio va nella raccolta differenziata?

Perché solo la plastica da imballaggio va nella raccolta differenziata?

Quando si parla di raccolta differenziata della plastica, spesso si fa un po’ di confusione. In Italia, infatti, solo la plastica degli imballaggi va inserita nel bidone della raccolta differenziata dedicato alla plastica. Ma perché questa distinzione? E cosa fare con gli altri oggetti in plastica?

Imballaggi in plastica: perché sono riciclabili?

La ragione principale è che gli imballaggi in plastica sono molto più facili da separare e riciclare dagli impianti specializzati. Bottiglie, flaconi, vaschette, sacchetti e confezioni sono progettati per essere raccolti insieme e lavorati in modo efficiente. La loro composizione è più uniforme rispetto ad altri prodotti plastici: spesso si tratta di PET, PE o PP, materiali ben riconoscibili e facilmente trasformabili in nuova materia prima.

Questo significa che dalla raccolta degli imballaggi in plastica si può ottenere materiale riciclato di qualità, pronto per essere reintrodotto nel ciclo produttivo. Gli impianti di riciclaggio italiani sono organizzati per riconoscere, separare e trattare proprio questi tipi di plastica, massimizzando così la percentuale di materiale effettivamente riciclato.

E gli altri prodotti in plastica?

Cosa fare invece con altri oggetti di uso quotidiano come giocattoli, penne, stoviglie riutilizzabili, arredi, utensili o piccoli elettrodomestici? Questi prodotti non vanno nella raccolta differenziata della plastica. Il motivo è che spesso sono realizzati con miscele di materiali diversi (plastica, metallo, gomma, elettronica) o con plastiche particolari difficili da riconoscere e separare negli impianti di riciclo.

Inoltre, la varietà dei componenti e la presenza di parti non plastiche rende il processo di riciclo estremamente complesso, se non addirittura impossibile con le tecnologie attualmente disponibili. Per questo motivo, questi prodotti vanno smaltiti seguendo altre modalità: spesso il corretto conferimento è nella raccolta indifferenziata o, se si tratta di rifiuti ingombranti o RAEE (come giocattoli elettronici), presso le isole ecologiche o i centri di raccolta comunali.

Il riutilizzo: la scelta più sostenibile

Per tutti gli oggetti in plastica che non sono imballaggi, la soluzione più sostenibile è prolungarne la vita attraverso il riutilizzo. Se un giocattolo, una penna o un contenitore possono essere riparati, donati o trasformati in qualcos’altro, si evita la produzione di nuovo rifiuto e si contribuisce concretamente all’economia circolare.

Ricordiamoci che la raccolta differenziata è fondamentale, ma non è l’unica strada verso la sostenibilità. Ridurre, riutilizzare e riciclare sono le tre parole chiave di una gestione responsabile dei materiali plastici.


Plastica e CO₂: Perché le emissioni sono la chiave per valutare la vera sostenibilità

Plastica e CO: Perché le emissioni sono la chiave per valutare la vera sostenibilità

Quando pensiamo alla plastica, la nostra mente corre subito alle immagini di spiagge sommerse da rifiuti e ai servizi dei media che parlano di microplastiche ovunque. L’inquinamento visibile e il problema della dispersione dei rifiuti sono, senza dubbio, una preoccupazione ambientale del nostro tempo. Tuttavia, esiste un aspetto fondamentale che viene spesso trascurato nel dibattito pubblico: quello delle emissioni di CO₂ legate alla produzione, al trasporto e alla gestione a fine vita dei materiali.

La sostenibilità non è solo questione di rifiuti

Negli ultimi anni, la sensibilità verso le tematiche ambientali è cresciuta esponenzialmente. Consumatori, aziende e istituzioni sono sempre più attenti a ridurre l’impatto dei propri comportamenti e processi. Tuttavia, nel valutare la sostenibilità di un materiale, spesso ci si limita a considerare l’inquinamento visibile, come la presenza di rifiuti nell’ambiente, trascurando parametri fondamentali come l’impronta di carbonio.

L’impronta di CO₂ di un materiale si riferisce all’insieme delle emissioni di anidride carbonica prodotte durante tutto il suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dal trasporto fino al riciclo o allo smaltimento finale. Questo dato è oggi considerato essenziale per valutare il reale impatto ambientale di qualsiasi prodotto.

Plastica: un materiale da rivalutare?

Nel dibattito pubblico, la plastica viene spesso demonizzata come il principale nemico dell’ambiente. Eppure, se consideriamo le emissioni di CO₂, la realtà è più complessa. Numerosi studi internazionali mostrano come la plastica, in molte applicazioni, abbia un’impronta di CO₂ inferiore rispetto ad altri materiali alternativi come vetro o alluminio.

Ad esempio, una bottiglia di plastica pesa molto meno di una di vetro, occupa meno spazio e richiede meno energia per essere prodotta e trasportata. Il ciclo di vita di una bottiglia in plastica PET genera circa la metà delle emissioni di CO₂ rispetto a una bottiglia in vetro della stessa capacità. Questo significa che, sotto il profilo delle emissioni di CO₂, la plastica può risultare una scelta più sostenibile in diversi contesti.

Emissioni di CO₂: confronto tra materiali

Per capire meglio l’impatto dei diversi materiali, è utile confrontare i dati relativi alle emissioni di CO₂ prodotte lungo tutto il ciclo di vita. Ecco alcuni esempi:

  • Plastica PET: produzione e trasporto efficienti, riciclabilità elevata. Emissioni di CO₂ relativamente basse per unità di prodotto.
  • Vetro: produzione ad alta temperatura, peso elevato, trasporto più dispendioso in termini di energia. Emissioni di CO₂ più alte rispetto alla plastica.
  • Alluminio: produzione energivora, ma elevata riciclabilità. Tuttavia, la produzione primaria comporta emissioni di CO₂ molto elevate.
  • Carta: biodegradabile, ma spesso richiede trattamenti chimici e molta acqua per essere prodotta. Le emissioni di CO₂ non sono trascurabili, soprattutto se la carta non viene riciclata.

Questi dati non significano che la plastica sia esente da problemi, ma evidenziano come la discussione sulla sostenibilità debba essere più articolata, considerando tutti i parametri ambientali, non solo quelli più evidenti.

Il ruolo della plastica nell’economia circolare

Un’altra tematica spesso trascurata è il ruolo della plastica nell’economia circolare. La plastica, grazie alle sue caratteristiche di versatilità e riciclabilità, può essere reimmessa nei cicli produttivi, riducendo la necessità di materie prime vergini e abbattendo le emissioni di CO₂ legate alla produzione primaria.

Negli ultimi anni, sono stati compiuti passi da gigante nel riciclo della plastica, sia meccanico che chimico. Le nuove tecnologie consentono di trasformare rifiuti plastici in nuovi materiali di alta qualità, contribuendo così a ridurre le emissioni di CO₂ e a promuovere una gestione più sostenibile delle risorse.

Perché si parla poco di CO₂ quando si parla di plastica?

Il motivo principale è che l’inquinamento visibile, come i rifiuti abbandonati, è immediatamente percepibile e colpisce l’immaginario collettivo. Le emissioni di CO₂, invece, sono un problema “invisibile”, più difficile da comunicare e da quantificare per il pubblico non specialista. Tuttavia, se vogliamo davvero ridurre l’impatto ambientale delle nostre scelte, dobbiamo imparare a guardare oltre ciò che è evidente.

La sostenibilità di un materiale va valutata a 360 gradi: solo così potremo prendere decisioni davvero responsabili e in linea con gli obiettivi globali di riduzione delle emissioni climalteranti.

L’importanza di una valutazione oggettiva

Per costruire un futuro più sostenibile, è fondamentale basare le proprie decisioni su dati scientifici e valutazioni oggettive. Non bisogna cadere nella trappola dei falsi miti o delle campagne sensazionalistiche, ma informarsi e analizzare tutte le variabili in gioco. Solo così si possono individuare le soluzioni che offrono il miglior compromesso tra funzionalità, impatto ambientale e benessere collettivo.

Conclusioni: serve più informazione e una visione d’insieme

La questione delle emissioni di CO₂ legate alla plastica è un tema di cui si parla ancora troppo poco. Eppure, solo includendo questo parametro nelle nostre valutazioni potremo davvero costruire un’economia circolare e responsabile. La plastica, se ben gestita e riciclata, può contribuire a ridurre l’impronta di CO₂ dei nostri consumi, offrendo vantaggi spesso sottovalutati rispetto ad altri materiali.

Serve quindi una maggiore informazione, una comunicazione trasparente e la volontà di superare pregiudizi e narrazioni semplicistiche. Solo così potremo fare scelte sostenibili per il pianeta, per la società e per le generazioni future.


Natale senza sprechi: 5 consigli per ridurre i rifiuti delle feste

Natale senza sprechi: 5 consigli per ridurre i rifiuti delle feste

Il Natale è sinonimo di gioia, regali e tavole imbandite… ma anche di montagne di rifiuti che spesso finiscono nel bidone sbagliato. Imparare a ridurre e riciclare i rifiuti durante le feste non solo aiuta l’ambiente, ma rende ancora più significativo il nostro Natale. Ecco 5 consigli pratici per vivere le feste in modo più sostenibile (senza rinunciare alla magia!).

1. Riutilizza gli addobbi

Prima di lanciarti nello shopping natalizio, dai un’occhiata a ciò che hai già in casa. Riutilizzare decorazioni, palline, fiocchi e luci non solo è eco-friendly, ma aggiunge un tocco di tradizione e ricordi alle tue feste. Se vuoi rinnovare l’albero, prova a creare decorazioni fai-da-te con materiali di recupero: è un’attività divertente anche per i più piccoli!

2. Scegli regali realizzati in plastica riciclata

I regali possono essere belli e sostenibili! Sempre più aziende propongono prodotti realizzati in plastica riciclata: dagli accessori per la casa ai giochi, dagli oggetti di design ai gadget tecnologici. Scegliere questi prodotti significa sostenere l’economia circolare e premiare chi investe in materiali riciclati.

3. Ricicla gli imballaggi dei regali di Natale

Scartare i regali è un momento magico, ma attenzione al dopo! Separare carta, scatole e nastri è fondamentale per un corretto riciclo. Ricorda che le carte metallizzate o con glitter vanno nell’indifferenziata, mentre la carta semplice, le scatole e i cartoncini possono essere riciclati. Il pluriball e le confezioni in plastica vanno nella raccolta della plastica.

4. Ricicla il sacchetto di plastica del panettone

Il panettone è un classico delle feste. Dopo averlo gustato, non dimenticare che il sacchetto interno che lo protegge è in plastica e va conferito nella raccolta differenziata della plastica. Un piccolo gesto che, ripetuto da tanti, ha un grande impatto!

5. Ricicla le vaschette di plastica della gastronomia

Durante il Natale capita spesso di acquistare piatti pronti, dolci o altre prelibatezze confezionate in vaschette di plastica. Anche queste vanno nella raccolta della plastica. Così contribuisci a dare nuova vita a materiali preziosi, che potranno essere riciclati e riutilizzati.

In conclusione:

Il vero spirito del Natale si esprime anche nei piccoli gesti quotidiani. Ridurre e riciclare i rifiuti durante le feste è un modo concreto per prenderci cura del pianeta e delle persone che lo abitano.

Buone feste sostenibili a tutti!


Natale e raccolta differenziata: 3 errori comuni da evitare sotto l’albero

Natale e raccolta differenziata: 3 errori comuni da evitare sotto lalbero

Tra pacchetti, decorazioni e addobbi, a Natale non mancano i rifiuti… e i dubbi sulla raccolta differenziata! Ecco 3 errori comuni da evitare per non sbagliare con la plastica sotto le feste.

1. Carta regalo e fiocchi: no nella raccolta differenziata della plastica

Attenzione: carta regalo e fiocchi natalizi, anche se lucidi o colorati, non vanno nella raccolta della plastica! Questi materiali sono spesso composti da più strati, con parti metalliche o glitter, e non sono adatti al riciclo della plastica. Vanno smaltiti nell’indifferenziato.

2. Palline di Natale rotte: niente plastica!

Anche se sembrano di plastica, le palline natalizie rotte o rovinate non si buttano nella raccolta della plastica. Spesso sono fatte di materiali misti o hanno rivestimenti particolari: meglio conferirle nell’indifferenziato.

3. Albero di Natale sintetico: dove si butta?

Se l’albero di Natale sintetico si rompe o non è più riutilizzabile, non va nella raccolta della plastica! Si tratta di un oggetto ingombrante e composto da materiali differenti; quindi, va portato in ecocentro/isola ecologica come rifiuto ingombrante.

In sintesi:

A Natale, fai attenzione a cosa butti nella plastica! Segui queste semplici regole e regala all’ambiente un piccolo gesto sostenibile. Buone feste… green!


Dal Riciclo al Design: La Seconda Vita della Plastica nei Filamenti 3D

Dal Riciclo al Design: La Seconda Vita della Plastica nei Filamenti 3D

Negli ultimi anni, la stampa 3D ha rivoluzionato il mondo della progettazione, permettendo di creare oggetti unici in modo rapido, preciso e sostenibile. Ma la vera innovazione sta nei materiali: sempre più aziende stanno puntando sulla plastica riciclata per produrre i filamenti utilizzati nelle stampanti 3D, ampliando così le possibilità dell’economia circolare.

Come funziona?

La produzione di filamenti 3D parte spesso da bottiglie PET, imballaggi raccolti tramite la differenziata o scarti industriali. Questi materiali vengono selezionati, puliti e trasformati in granuli, che poi vengono estrusi sotto forma di sottili fili – i cosiddetti filamenti – pronti per essere utilizzati nelle stampanti 3D.

Negli ultimi tempi, è cresciuto anche l’interesse verso la plastica recuperata dagli oceani: reti da pesca abbandonate, tappi e contenitori raccolti sulle spiagge vengono lavorati e trasformati in filamenti di alta qualità. Questo processo non solo sottrae i rifiuti dall’ambiente marino, ma li valorizza trasformandoli in una risorsa per designer, maker e aziende.

Perché è importante?

Oltre a ridurre i rifiuti plastici e l’inquinamento, l’utilizzo di filamenti in plastica riciclata limita il consumo di risorse vergini e le emissioni di CO₂ associate alla produzione. È una scelta concreta che unisce due grandi sfide della sostenibilità: il riciclo dei materiali e l’innovazione tecnologica.

Questi filamenti vengono impiegati in tanti settori: dalla prototipazione rapida all’architettura, dall’educazione al design di prodotto. Non mancano esempi di aziende e startup che hanno realizzato veri e propri oggetti d’arredo, accessori di moda o componenti tecnici, tutti stampati in 3D e nati da plastica riciclata, anche oceanica.

Un piccolo gesto, un grande impatto

Stampare in 3D con materiali riciclati è una scelta che va oltre la creatività: è un modo per raccontare la sostenibilità e sensibilizzare chi progetta e chi acquista. Ogni oggetto realizzato racconta una storia di trasformazione e di rispetto per l’ambiente.


Il packaging in Italia cresce, ma cambia: cosa significa per i consumatori?

Il packaging in Italia cresce, ma cambia: cosa significa per i consumatori?

Il packaging è ovunque nella nostra vita quotidiana, dagli alimenti alle bevande fino ai prodotti di uso comune. Secondo i dati più recenti dell’Istituto Italiano Imballaggio, riportati da Polimerica, nel 2024 la produzione di imballaggi in Italia è cresciuta dell’1,1%, raggiungendo ben 17,26 milioni di tonnellate. Tuttavia, nonostante il maggior volume, il fatturato del settore ha registrato un calo dell’1,2%, arrivando a 37,96 miliardi di euro. Questo perché, da un lato, sono diminuiti i costi delle materie prime e, dall’altro, la concorrenza ha spinto verso una riduzione dei prezzi.

Il settore del packaging si conferma comunque strategico per l’economia italiana, con oltre 110.000 addetti e più di 7.100 aziende, rappresentando il 3,3% del fatturato manifatturiero nazionale e l’1,7% del PIL. La domanda interna resta il vero motore: il food & beverage assorbe quasi l’80% degli imballaggi prodotti, mentre settori dinamici come e-commerce e cosmetica continuano a crescere.

Per i consumatori questo significa trovare sugli scaffali confezioni sempre più ottimizzate, sia a livello di materiali che di design, con un’attenzione crescente alla sostenibilità. Mentre le aziende cercano di essere più efficienti e innovative, il mercato italiano deve anche affrontare la sfida della concorrenza internazionale, con importazioni in aumento e una progressiva delocalizzazione di alcune produzioni.

Il trend per i prossimi anni? Una crescita moderata, ma costante, con una media stimata dell’1,2% annuo fino al 2028. Cambiano i numeri, ma l’imballaggio resta un protagonista silenzioso della nostra vita quotidiana.


EFSA fa chiarezza sulle microplastiche: la revisione che mette in discussione la narrativa allarmistica

EFSA fa chiarezza sulle microplastiche: la revisione che mette in discussione la narrativa allarmistica

Negli ultimi anni, l’attenzione su microplastiche e nanoplastiche nei cibi e negli imballaggi è cresciuta esponenzialmente, spesso alimentata dai titoli allarmistici dei media. Ma cosa dice davvero la scienza? Un’importante revisione pubblicata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha acceso i riflettori su come la maggior parte delle ricerche in questo campo sia metodologicamente debole o addirittura inaffidabile.

Cosa ha analizzato EFSA

Nel 2025 EFSA ha pubblicato una review su 122 studi selezionati tra oltre 1700 pubblicati dal 2015 in poi, focalizzati sulle micro e nanoplastiche che possono migrare dai materiali a contatto con alimenti (FCM) nei cibi. La maggior parte degli studi analizzati riguarda le microplastiche, mentre i dati sulle nanoplastiche risultano quasi assenti.

I principali problemi riscontrati

Il verdetto degli esperti EFSA è stato netto: quasi tutti gli studi che rilevano la presenza di micro e nanoplastiche nei cibi sono carenti, inaffidabili o distorti. Le principali criticità riscontrate riguardano:

  • Metodologie deboli: molti studi si basano su protocolli non standardizzati e strumenti di analisi poco precisi.
  • Errori di identificazione: frequenti casi di errata identificazione e conteggio delle particelle.
  • Contaminazioni di background: spesso i risultati sono influenzati da contaminazioni durante l’analisi, o da sostanze che imitano le microplastiche.
  • Analisi strumentale inadeguata: perfino i metodi più avanzati, come la spettroscopia Raman, possono confondere le plastiche con altre sostanze presenti nei campioni.
  • Mancanza di dati sui rischi: nessuno degli studi offre una stima affidabile dell’esposizione reale tramite alimenti, né tantomeno dimostra rischi concreti per la salute.

Secondo EFSA, “non esistono basi sufficienti, allo stato attuale, per stimare l’esposizione a micro e nanoplastiche dagli imballaggi alimentari”.

Raccomandazioni EFSA

La revisione si chiude con sei raccomandazioni per migliorare la ricerca, tra cui:

  1. Validare i protocolli di test e standard di riferimento.
  2. Sviluppare metodi affidabili per individuare nano e microplastiche, anche di dimensioni inferiori al micron.
  3. Identificare composizione, dimensione e quantità delle particelle rilevate.
  4. Testare i materiali a contatto con cibi reali, non solo acqua.
  5. Considerare possibili sostanze che imitano le microplastiche.
  6. Contestualizzare i dati: bisogna confrontare l’esposizione a microplastiche con quella ad altri potenziali contaminanti, spesso ben più rilevanti.

Il rischio della disinformazione

Un punto cruciale sollevato dalla review (e ripreso dall’approfondimento di The Firebreak) riguarda il ruolo dei media e delle campagne anti-plastica: spesso i risultati di questi studi vengono amplificati senza un vero controllo scientifico, generando allarmismo e distorcendo la percezione pubblica.

EFSA invita quindi a non sostituire la ricerca rigorosa con la paura e a promuovere una comunicazione basata su dati solidi, trasparenza e responsabilità.

Prospettive future e importanza della trasparenza

Il tema delle microplastiche resta comunque di grande attualità, anche sul piano della ricerca internazionale. EFSA sottolinea la necessità di investire in tecnologie più sofisticate e in studi multidisciplinari, coinvolgendo laboratori indipendenti e promuovendo la condivisione di dati verificabili. Solo così sarà possibile ottenere risposte affidabili per la salute pubblica e per l’ambiente.

Per i cittadini e i consumatori è fondamentale imparare a distinguere tra dati scientifici validi e narrazioni sensazionalistiche. Un approccio critico e informato è il primo passo per affrontare con serietà la sfida delle microplastiche e per supportare scelte sostenibili e consapevoli.

Conclusioni

La revisione EFSA rappresenta un importante passo avanti per ristabilire un dibattito oggettivo e scientifico sulle microplastiche negli alimenti.
Servono più ricerca, protocolli condivisi e meno sensazionalismo: solo così si potrà tutelare davvero la salute pubblica e l’ambiente, senza cedere a narrazioni fuorvianti.


Intervista esclusiva: Women In Plastics Italy e la sfida per un futuro più equo e sostenibile nel settore gomma-plastica

Intervista esclusiva: Women In Plastics Italy e la sfida per un futuro più equo e sostenibile nel settore gomma-plastica

Dopo aver raccolto le preziose testimonianze della Presidente Miriam Olivi e della Vicepresidente Clelia Petri, il nostro percorso alla scoperta delle protagoniste di Women in Plastics Italy prosegue con una nuova intervista. Questa volta abbiamo incontrato Erica Canaia, Vicepresidente dell’associazione, che ci ha raccontato la sua visione sul futuro sostenibile del settore gomma-plastica e sull’importanza della leadership femminile. Un’occasione per approfondire ulteriormente le sfide e le opportunità che attendono le donne in questo ambito in continua trasformazione.

1. Quale ruolo gioca il riciclo nella promozione di un'immagine positiva della plastica?

Il riciclo è fondamentale per ridefinire l’immagine della plastica, troppo spesso demonizzata in modo semplicistico. Quando parliamo di plastica, dobbiamo distinguere tra l’uso consapevole e sostenibile e quello improprio. Il riciclo dimostra che la plastica può avere una seconda, terza e perfino una quarta vita, contribuendo concretamente all’economia circolare. Valorizzare i materiali plastici attraverso processi di recupero avanzati è un messaggio positivo: la plastica non è il problema, è come la gestiamo a fare la differenza.

2. Quali sono le sfide principali che le donne affrontano nel settore del riciclo delle materie plastiche e come l'associazione può supportarle?

Il nostro settore resta ancora fortemente maschile, soprattutto nei ruoli tecnici e decisionali. Le donne devono spesso affrontare barriere culturali, mancanza di modelli di riferimento e una certa difficoltà ad accedere a posizioni apicali. Come Women in Plastics, lavoriamo per creare una rete di supporto, formazione e visibilità. Organizziamo mentoring, formazione che promuove e incoraggia l’empowerment femminile e promuoviamo la presenza femminile nei convegni e nei tavoli tecnici. Vogliamo che le competenze delle donne vengano riconosciute e valorizzate in ogni ambito della filiera.

3. Quali sono le iniziative dell’associazione per informare correttamente in merito all’uso e al riciclo della plastica?

Crediamo nel potere della comunicazione corretta e scientificamente fondata. Per questo, l’associazione assieme alle sue associate promuove campagne di sensibilizzazione, workshop divulgativi e progetti nelle scuole. Collaboriamo con università, aziende e con gli organizzatori di eventi pubblici per creare contenuti chiari, aggiornati e accessibili. L’obiettivo è combattere la disinformazione e restituire dignità alla plastica quando viene utilizzata e gestita responsabilmente. Solo con una narrazione equilibrata possiamo cambiare la percezione pubblica e costruire un futuro più sostenibile.

Conclusione

L’incontro con Erica Canaia ha messo in luce il valore di una visione innovativa e inclusiva per il settore gomma-plastica. Attraverso l’impegno di Women in Plastics Italy, la promozione della sostenibilità, della formazione e del networking diventano strumenti concreti di crescita professionale e di cambiamento culturale. Il nostro viaggio tra le voci delle leader di Women in Plastics Italy prosegue, con l’obiettivo di condividere storie, esperienze e idee capaci di ispirare le nuove generazioni di professioniste.


Vetro e plastica: davvero così diversi?

Vetro e plastica: davvero così diversi?

Quando parliamo di materiali, spesso sentiamo dire che il vetro è “naturale”, mentre la plastica è “sintetica” e quindi meno sostenibile. Ma è davvero così semplice?

La percezione comune

Nell’immaginario collettivo, il vetro viene visto come un materiale puro, quasi “pronto all’uso” in natura, mentre la plastica è percepita come un prodotto completamente artificiale, frutto dell’industria chimica. In realtà, entrambi i materiali hanno una storia molto simile.

Cosa c’è dietro vetro e plastica?

Il vetro nasce da materie prime naturali come sabbia, soda e calcare, che vengono fuse a temperature elevatissime per ottenere il materiale trasparente e resistente che conosciamo.

La plastica tradizionale si ottiene da risorse naturali come petrolio o gas naturale, che vengono trasformate attraverso processi chimici in polimeri, la “base” di tutti gli oggetti in plastica.

Entrambi sono materiali sintetici

Sia il vetro che la plastica non si trovano già pronti in natura:
sono il risultato dell’ingegno umano, che trasforma materie prime naturali in materiali con caratteristiche utili per la vita di tutti i giorni.

Perché è importante saperlo?

Capire che vetro e plastica condividono un’origine simile ci aiuta a sfatare alcuni luoghi comuni e a valutare i materiali in modo più consapevole, pensando davvero al loro impatto ambientale e alle possibilità di riciclo e riutilizzo.

In sintesi:

Vetro e plastica sono più simili di quanto pensiamo: entrambi nascono dalla natura, ma diventano utili grazie alla tecnologia e al lavoro dell’uomo.


Sostenibilità nel packaging: cosa vogliono davvero i consumatori globali?

Sostenibilità nel packaging: cosa vogliono davvero i consumatori globali?

Dati dalla ricerca McKinsey 2025

Negli ultimi anni, le abitudini dei consumatori e il mercato del packaging hanno subito profonde trasformazioni, tra pandemia, inflazione e nuove sfide globali. Ma cosa pensano davvero i consumatori della sostenibilità nel packaging? Lo rivela la ricerca internazionale “Sustainability in packaging 2025: Inside the minds of global consumers” di McKinsey, condotta su oltre 11.000 persone in 11 Paesi.

Ecco i principali risultati:

  • Prezzo e qualità rimangono i fattori più importanti nelle scelte di acquisto, ma la sostenibilità ha un ruolo sempre più stabile, soprattutto in Europa e per alcune categorie di prodotto (come ortofrutta e detergenti).
  • Sicurezza alimentare e durata sono le caratteristiche più richieste nel packaging, ma il 51% degli intervistati considera ancora l’impatto ambientale “molto” o “estremamente” importante.
  • La riciclabilità è la caratteristica di sostenibilità più apprezzata a livello globale, seguita dagli aspetti legati alla circolarità (materiali riciclati, riutilizzo).
  • Non esiste un materiale “più sostenibile” per tutti: carta e vetro sono ben percepiti ovunque, ma in Paesi dove la raccolta della plastica è efficiente (come Germania, Svezia, Giappone) anche le bottiglie in PET sono considerate sostenibili.
  • Molti sono disposti a pagare di più per un packaging sostenibile: soprattutto i più giovani (Gen Z e Millennial) e chi ha redditi più alti.
  • I consumatori chiedono che siano i produttori e i brand a guidare il cambiamento, più che i governi o i rivenditori.

Conclusione:

La sostenibilità nel packaging è una priorità per un segmento sempre più ampio di consumatori. Riciclabilità e trasparenza sono le chiavi per conquistare la loro fiducia, e le aziende sono spronate a comunicare in modo mirato e a investire in soluzioni davvero innovative.


La Plastica è cambiata è un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

La Plastica è cambiata

Un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

ALPLA Italia S.R.L

Strada Statale per Alessandria 8/b
15057 Tortona, AL

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