L’industria della plastica in Italia: numeri, curiosità e futuro tra riciclo e sostenibilità

Lindustria della plastica in Italia: numeri, curiosità e futuro tra riciclo e sostenibilità

Sapete che l’industria della plastica in Italia è una delle più forti d’Europa? Dietro a oggetti di uso quotidiano come bottiglie, imballaggi e tanti altri prodotti, c’è una vera e propria filiera che dà lavoro a migliaia di persone e sostiene l’economia del nostro Paese.

A raccontarcelo è un nuovo studio realizzato dal TEHA Group in collaborazione con Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica. Ecco cosa emerge!

Un settore che conta, anche più dei motori

Quando si parla di plastica, spesso si pensa subito al suo smaltimento, ma è giusto vedere il quadro completo: in Italia la filiera della plastica è una delle più strategiche per l’economia. Nel 2023 ha generato 58,4 miliardi di euro di fatturato e ha dato lavoro a 164.000 persone — più di quante ne impiega l’industria dell’auto.

L’Italia è seconda in Europa per valore prodotto nel settore plastica, subito dietro la Germania. E non solo: siamo anche il Paese con il maggior numero di aziende del settore, la maggior parte delle quali sono piccole o piccolissime realtà. Insomma, dietro la plastica c’è un tessuto di imprese diffuso in tutto il territorio.

La plastica: non rifiuto, ma innovazione

La plastica è un materiale che ha cambiato la storia: leggera, resistente, versatile, economica… ed è ancora oggi fondamentale in tantissimi settori, dall’agroalimentare alla medicina, fino alle energie rinnovabili (pensate alle pale eoliche o ai pannelli fotovoltaici).

Oggi il grande obiettivo è usare la plastica in modo intelligente, riducendo sprechi e impatti sull’ambiente. Per questo, l’industria italiana sta investendo molto su riciclo e sostenibilità.

Quanto viene riciclato davvero?

Negli ultimi anni si è parlato tanto di raccolta differenziata e riciclo.

Le nuove tecnologie — come il riciclo chimico — promettono di aumentare ancora la quantità di plastica che può essere recuperata e riutilizzata per produrre nuovi oggetti. L’obiettivo? Arrivare nei prossimi anni a riutilizzare fino al 45% della plastica trasformata in prodotto finito solo grazie al riciclo italiano.
In Europa si punta addirittura all’80%!

In conclusione

L’industria della plastica italiana sta cambiando pelle: da “problema” a portatrice di soluzioni per un futuro più sostenibile. Il riciclo, la raccolta differenziata e lo sviluppo di materiali innovativi stanno già trasformando il settore. E anche noi, con i nostri piccoli gesti quotidiani, facciamo parte di questa rivoluzione.


Plastica e riciclo: cosa ci raccontano gli italiani?

Plastica e riciclo: cosa ci raccontano gli italiani?

Negli ultimi anni il tema del riciclo della plastica è entrato stabilmente nelle abitudini e nella sensibilità degli italiani. L’indagine Ipsos-COREPLA, realizzata per conoscere meglio come i cittadini percepiscono e vivono il rapporto con la plastica e la raccolta differenziata, offre spunti importanti non solo sul presente, ma anche sulle sfide e le opportunità che ci attendono.

Una consapevolezza in crescita

Il quadro generale che emerge racconta di una società sempre più consapevole dell’importanza della sostenibilità ambientale. Gli italiani riconoscono il valore di piccoli gesti quotidiani, come separare correttamente i rifiuti e cercare di riutilizzare oggetti e imballaggi, come strumenti fondamentali per rispettare l’ambiente e limitare gli sprechi.

Economia circolare: un concetto sempre più diffuso

Le persone hanno ormai familiarità con l’idea di economia circolare e ne riconoscono il ruolo positivo per l’ambiente. Tuttavia, la percezione dei suoi effetti sulla crescita economica e sull’innovazione è ancora parziale: c’è ancora molta strada da fare per far comprendere quanto il riciclo e il riutilizzo possano diventare un vero motore di sviluppo.

Informazione e facilità: i due bisogni chiave

Gli italiani sentono che la raccolta differenziata è oggi più semplice rispetto al passato, ma chiedono con forza più informazioni chiare e dettagliate su come gestire in modo corretto i diversi tipi di imballaggi. La richiesta è di una comunicazione unificata, costante e accessibile, che aiuti tutti – dai più giovani agli anziani – a non avere dubbi davanti al bidone della plastica.

Il ruolo delle istituzioni e della tecnologia

Dalla ricerca emerge anche una forte aspettativa verso le istituzioni: i cittadini chiedono più investimenti nella sensibilizzazione e nell’innovazione dei servizi, affinché il riciclo sia sempre più facile, efficace e davvero a portata di tutti. In questo contesto, la tecnologia può giocare un ruolo fondamentale, rendendo la raccolta e la gestione dei rifiuti sempre più smart e sostenibili.

Conclusioni: una sfida che continua

L’indagine Ipsos-COREPLA ci ricorda che la sfida del riciclo della plastica non è solo tecnica, ma soprattutto culturale. Informazione, coinvolgimento e servizi efficienti sono la chiave per trasformare la raccolta differenziata in una vera abitudine nazionale. Il cambiamento è già iniziato, ma c’è ancora molto da fare per rendere la plastica una risorsa e non un problema.


Plastica: più sostenibile di quanto pensiamo?

Plastica: più sostenibile di quanto pensiamo?

Riflessioni a partire dall’articolo “Plastics are greener than they seem” pubblicato da The Economist (16 aprile 2025)

Quando si parla di plastica, il dibattito pubblico tende a focalizzarsi quasi esclusivamente sugli impatti ambientali negativi, spesso trascurando il quadro più ampio e le potenzialità di questo materiale. Un recente articolo di The Economist, “Plastics are greener than they seem”, invita invece a guardare la questione con maggiore oggettività e profondità, offrendo spunti preziosi per chi vuole davvero capire come la plastica possa essere parte di un futuro più sostenibile.

Una storia di innovazione e tutela delle risorse

La plastica nasce a fine Ottocento proprio come alternativa a risorse naturali in esaurimento, come l’avorio utilizzato per le palle da biliardo. La sua invenzione fu una risposta alle crescenti preoccupazioni per la salvaguardia di specie animali e ambienti naturali: un esempio emblematico di come le innovazioni possano nascere per proteggere il pianeta, non solo per sfruttarlo.

La plastica e il ciclo di vita: meno impatto di quanto si pensi

Secondo l’articolo, spesso si sottovaluta il fatto che la plastica, soprattutto nel packaging, ha un ciclo di vita meno impattante rispetto a materiali alternativi come vetro, alluminio o carta. Per produrre e trasportare plastica si consuma meno energia, si emettono meno gas serra e si utilizzano meno risorse naturali. Questo vale soprattutto quando si considera l’intero ciclo di vita del prodotto: dalla produzione, al trasporto, all’uso, fino allo smaltimento.

Il vero problema: la gestione dei rifiuti

Il punto critico, come sottolinea The Economist, non è il materiale in sé, ma la gestione inadeguata dei rifiuti plastici. Nei Paesi dove i sistemi di raccolta e riciclo sono efficienti, la plastica può essere parte integrante di un modello di economia circolare. Al contrario, dove questi sistemi mancano, la plastica rischia di disperdersi nell’ambiente e nei mari, diventando uno dei simboli dell’inquinamento moderno.

Innovazione, responsabilità e sistemi efficienti

La soluzione non è demonizzare la plastica, ma investire in innovazione, responsabilità e sistemi di gestione dei rifiuti più efficaci. Solo creando filiere di riciclo efficienti e promuovendo comportamenti responsabili a tutti i livelli (dalle aziende ai cittadini) potremo trasformare la plastica da problema a risorsa.

Conclusione: la plastica non è il nemico, ma una sfida di gestione

L’articolo di The Economist si conclude con un invito a non cedere ai pregiudizi: la plastica può essere “più green di quanto sembri”, a patto che venga gestita e riciclata in modo corretto.
Il futuro della plastica dipende da noi: dalla nostra capacità di innovare, informare e investire in sistemi sempre più sostenibili.


Intervista a Clelia Petri, Vicepresidente di Women In Plastics Italy: come valorizzare il talento femminile nel settore gomma-plastica

Intervista a Clelia Petri, Vicepresidente di Women In Plastics Italy: come valorizzare il talento femminile nel settore gomma-plastica

Il racconto delle professioniste è fondamentale per promuovere un cambiamento reale nel mondo del lavoro. Dopo la prima intervista con la Presidente Miriam Olivi, prosegue il nostro viaggio tra le leader di Women in Plastics Italy: questa volta abbiamo incontrato la Vicepresidente Clelia Petri, che ci offre una prospettiva preziosa su rappresentanza, networking e crescita professionale nel settore delle termoplastiche.

Il comparto gomma-plastica, oggi al centro di profonde trasformazioni tecnologiche, ambientali, ma anche sociali e culturali, vede Women in Plastics Italy affermarsi come punto di riferimento per tutte le donne del settore, impegnandosi a promuovere inclusività, sostenibilità e valorizzazione delle competenze.

1. Come può l'associazione contribuire a migliorare la rappresentanza delle donne nel settore delle termoplastiche?

Le donne sono da sempre presenti e attive nel settore delle termoplastiche. Le nostre associate, infatti, hanno accumulato anni di esperienza, ma spesso hanno lavorato isolatamente, senza conoscere le altre professioniste del settore. L’associazione ha svolto un ruolo fondamentale nel dare visibilità a queste donne, facendo emergere la consapevolezza che non sono sole.
Attraverso la creazione di una rete di supporto, l’associazione Women In Plastics Italy offre a chi lo desidera l’opportunità di mettersi in mostra e di valorizzare le proprie competenze. La consapevolezza e la visibilità che promuoviamo sono essenziali per mettere in risalto i talenti delle nostre socie. Inoltre, ci impegniamo ad attrarre e coinvolgere altre donne che vogliono entrare nel settore, creando un ambiente inclusivo e stimolante.
Fino a oggi, un approccio poco attento alle diversità ha relegato molte donne in posizioni marginali. Tuttavia, l’associazione, attraverso modalità e temi trattati con un linguaggio inclusivo e sensibile all’universo femminile, può sicuramente favorire la loro emergenza, contribuendo a migliorare la loro presenza e rappresentanza nel settore delle termoplastiche.

2. Quali opportunità di crescita professionale vede per le donne nel settore delle termoplastiche e come l'associazione può supportarle in questo percorso?

È fondamentale partire dal presupposto che non esistono professioni “da donne” o “da uomini”: ogni individuo porta con sé competenze uniche e una diversità di esperienze e visioni. È innegabile che sia le donne che gli uomini possano contribuire in modo significativo alla crescita del nostro settore, soprattutto se si valorizzano le differenze.
Attualmente, il principale limite è rappresentato da una cultura e una visione miope che ancora persistono in alcune persone. Questo è ciò che emerge dai racconti delle nostre associate, le quali vedono in Women In Plastics Italy un luogo di confronto, scambio di esperienze e supporto per il cambiamento.
L’associazione si propone di supportare le donne attraverso diverse azioni. In primo luogo, si pone come un driver di cambiamento culturale, incoraggiando le aziende che desiderano associarsi come soci sostenitori a non solo sottoscrivere il manifesto, ma anche a dimostrare, anno dopo anno, gli sforzi compiuti per raggiungere una reale parità di genere all’interno dell’ambiente di lavoro.
In secondo luogo, intende essere un luogo di confronto, dove chi è riuscita ad affermarsi possa condividere la propria esperienza e la propria storia, fungendo da stimolo per coloro che necessitano di supporto e conforto. Inoltre, offriamo una serie di opportunità di crescita professionale e personale, progettate in base alle esigenze delle nostre associate. I corsi su leadership, empowerment, dinamiche negoziali e gestione del tempo sono tra i più richiesti e frequentati, dimostrando l’interesse e la necessità di tali iniziative.

3. In che cosa consistono e che valore aggiunto possono portare le vostre attività di networking tra gli associati?

Le donne nel nostro settore si dedicano al lavoro con grande impegno, professionalità e pragmatismo, ma spesso non hanno l’opportunità (o il tempo) di confrontarsi con colleghe al di fuori del loro stretto contesto operativo. Uno degli obiettivi principali dell’associazione è facilitare la conoscenza reciproca, facendo comprendere alle associate che non sono “sole”. Vogliamo promuovere interscambi personali e professionali, creando una rete di conoscenze all’interno del settore, priva di vincoli gerarchici o di competenze.
Questa rete è “democratica” piuttosto che “meritocratica”, dove chi ha più esperienza può supportare e guidare chi ne ha meno. In questo modo, il confronto diventa un vero e proprio processo di crescita libera e condivisa.
Attraverso momenti di incontro, sia formali che informali, organizzati dall’associazione, le donne hanno l’opportunità di incontrarsi, conoscersi e confrontarsi, senza barriere legate a ruoli, età o aziende. È un ambiente in cui raccontarsi, creando dinamiche di networking che generano interazioni significative e virtuose.

L’incontro con Clelia Petri ha evidenziato come la rete, il confronto e la valorizzazione delle diversità siano elementi chiave per rafforzare la presenza femminile e promuovere un cambiamento concreto nel settore delle termoplastiche. Il contributo delle donne, sostenuto dalle attività di Women In Plastics Italy, è sempre più determinante per costruire ambienti di lavoro inclusivi e favorire nuove opportunità di crescita personale e professionale.

Continueremo questo percorso di approfondimento con la Vicepresidente Erica Canaia, che ci parlerà di innovazione, sostenibilità e delle prospettive future per il settore gomma-plastica. Restate con noi per scoprire altre storie, idee e buone pratiche che stanno trasformando il settore.


Vacanze senza plastica: quanto peserebbero, quanto costerebbero e cosa cambierebbe davvero

Vacanze senza plastica: quanto peserebbero, quanto costerebbero e cosa cambierebbe davvero

Dalle valigie alle bottigliette, immagina un’estate completamente senza plastica. Scopri quanto peserebbero davvero le vacanze se tutto fosse in vetro, metallo o legno — e perché la plastica, se usata bene, può essere un’alleata della sostenibilità.

Facciamo un esperimento: prova a immaginare le tue vacanze estive senza plastica.
Niente contenitori leggeri, niente infradito flessibili, niente beauty case impermeabili. Solo vetro, metallo e legno.

Quanto peserebbe la tua valigia? Quanto spazio occuperebbe il tuo zaino? Quanto tempo ci metteresti a spostarti da un luogo all’altro con oggetti più ingombranti e fragili?

Una giornata tipo… in versione “senza plastica”

  • Bottiglietta dacqua in vetro? Fragile e pesante. Meglio portarne una sola, e sperare di poterla riempire durante il tragitto.
  • Crema solare? Niente plastica leggera, ma solo flaconi in vetro. Speriamo non si rompa dentro la borsa del mare.
  • Contenitore per il pranzo? In acciaio o alluminio: resistente e sicuro, ma non proprio comodo da infilare nello zaino.
  • Giochi da spiaggia in legno? Sicuramente carini e duraturi, ma dopo due castelli di sabbia, il secchiello comincia a pesare.
  • Valigia rigida? Senza i materiali plastici moderni, torneremmo a viaggiare con bauli in legno o metallo, pesanti e poco maneggevoli.

Insomma, la plastica — spesso vista solo come un nemico — ha anche semplificato e reso più leggere le nostre abitudini quotidiane, specialmente quando viaggiamo. È leggera, resistente, durevole. Se ben progettata e riciclata, può perfino avere un impatto ambientale inferiore rispetto ad alternative apparentemente più “green”, ma meno efficienti.

La soluzione? Non eliminarla, ma usarla meglio.

Non si tratta di bandire la plastica, ma di imparare a scegliere quella giusta: riutilizzabile, riciclabile, duratura nel tempo.
E soprattutto, di gestirla in modo corretto: separandola e conferendola nei contenitori giusti. Anche sotto l’ombrellone, anche in vacanza.

Perché la plastica può essere un problema solo se usata in modo irresponsabile.


Come riciclare la plastica anche in vacanza: 5 consigli pratici

Come riciclare la plastica anche in vacanza: 5 consigli pratici

Anche sotto l’ombrellone è possibile fare la differenza… e la differenziata! Scopri 10 consigli semplici per riciclare la plastica durante le vacanze e proteggere l’ambiente, ovunque tu sia.

Siamo abituati ad associare la sostenibilità alla vita quotidiana, tra lavoro, casa e abitudini consolidate. Ma quando partiamo per le vacanze, spesso queste buone pratiche restano a casa con noi.

Eppure, anche in ferie possiamo continuare a prenderci cura dell’ambiente, senza fatica e senza rinunce. Anzi, farlo può renderci ancora più consapevoli e leggeri (in tutti i sensi).

Ecco allora un decalogo pratico, semplice e da portare in valigia, per imparare a riciclare la plastica anche lontano da casa… magari proprio sotto l’ombrellone.

5 consigli per un’estate più sostenibile:

1. Porta con te una borsa per la raccolta differenziata.

In spiaggia, in campeggio o durante le escursioni, potresti non trovare bidoni separati. Organizza uno spazio nel borsone per raccogliere i rifiuti riciclabili, soprattutto la plastica.

2. Occhio agli imballaggi.

Ormai tanti prodotti utilizzano confezioni in plastica riciclata o completamente riciclabili. Quando possibile, scegli questo tipo di prodotti.

3. Informati sulla raccolta differenziata del luogo.

Ogni località ha regole diverse: conoscere in anticipo dove e come buttare la plastica evita errori e gesti inutili.

4. Non lasciare rifiuti in spiaggia, nei parchi o nei sentieri.

Potrebbe sembrare banale, ma purtroppo ogni estate vediamo ancora troppi rifiuti abbandonati. La natura non è un cestino.

5. Coinvolgi chi viaggia con te.

Le buone abitudini si diffondono in fretta. Parlare di riciclo in modo informale può rendere più piacevole e naturale un gesto importante.

Anche in vacanza, piccoli gesti quotidiani possono trasformarsi in scelte consapevoli.
Non serve rinunciare al comfort: basta un po’ di attenzione in più per ridurre i rifiuti e riciclare bene la plastica che ci accompagna nei nostri momenti di relax.

Perché la plastica non è il problema, se sappiamo usarla responsabilmente e darle una seconda vita.


Intervista a Dario Dainelli: Innovazione, Sicurezza e Sostenibilità nella Plastica per Alimenti

Intervista a Dario Dainelli: Innovazione, Sicurezza e Sostenibilità nella Plastica per Alimenti

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Dario Dainelli, esperto di fama internazionale nel campo dei materiali plastici, della sostenibilità e delle normative sui materiali a contatto con gli alimenti.

Dario Dainelli è uno dei fondatori di Policy Regulatory, società nata nel 2018 per aiutare le industrie a capire le complesse normative e ad adeguarsi ai cambiamenti delle leggi. Con la sua grande esperienza nella gestione di progetti innovativi e nella creazione di politiche e processi normativi, Dario Dainelli è un punto di riferimento per l’industria europea della plastica e fa da ponte con le istituzioni dell’Unione Europea.

In questa intervista, vogliamo scoprire il suo punto di vista sulle sfide e le opportunità legate all’uso della plastica nel settore alimentare, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’economia circolare.

Domande

1. Dario, la sua carriera l'ha portata a specializzarsi nel campo dei materiali polimerici e delle loro applicazioni nel settore alimentare. Quali sono state le tappe principali di questo percorso e quali sfide ha dovuto affrontare?

Ho iniziato a interessarmi ai materiali polimerici durante la tesi di Laurea in Chimica Industriale, che ho svolto con la guida del compianto prof. Emo Chiellini, dell’Università di Pisa. Dopo la laurea ho trascorso alcuni brevi ma formativi anni al Centro di ricerca ex-Istituto Donegani a Novara, e con M&G Polymers nel Lazio. Ma la vera scuola è stata quella di WR Grace, alla quale sono approdato nella prima metà degli anni 90, successivamente fusa nel gruppo Sealed Air. A questa azienda devo gran parte delle mie conoscenze tecniche, regolatorie e una approfondita esperienza manageriale. Ho lasciato Sealed Air nel 2017, mantenendo un rapporto di amicizia con molti ex-colleghi, e ho fondato Policy Regulatory, che in questi anni ha accresciuto notevolmente la sua visibilità e la sua presenza sul mercato globale. Adesso siamo all’inizio di una nuova avventura, Global Product Safety Net (GPSNet) una venture di cui sentirete presto parlare.
Ci sono state moltissime sfide in questi anni, sia professionali che personali. Rimanere aggiornati in un mondo che cambia con sempre maggiore rapidità richiede apertura mentale, sospensione del giudizio, comprensione e curiosità verso le nuove tecnologie. Recentemente ho sfogliato un vecchio libro sulle tecnologie di riciclo della plastica, risalente a circa 20 anni fa, e mi ha fatto l’impressione di un manuale del medioevo, talmente grandi sono stati i cambiamenti in questo settore! La mia più grande fortuna è che mi interessa tutto, sono attratto dalla scienza, dalla letteratura, dall’arte, dalla tecnologia. Insomma, per citare Terenzio “sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo a me estraneo”.

2. L'uso delle materie plastiche nel food packaging è oggetto di crescente attenzione da parte dell'opinione pubblica e dei legislatori. La plastica a contatto con i nostri alimenti è davvero sicura?

La plastica a contatto con gli alimenti presenta gli stessi rischi di moltissimi altri oggetti e comportamenti legati alle attività umane. Gli alimenti di cui ci nutriamo, l’ambiente in cui viviamo, i nostri comportamenti quotidiani (guidare, praticare sport, usare un mezzo di trasporto ecc) ci espongono a rischi semplicemente perché il “rischio zero” non esiste. I materiali a contatto con alimenti, e in particolare la plastica, sono molto studiati e sottoposti a norme e legislazioni, e certamente presentano un rischio molto minore rispetto a molte delle attività citate. Esistono diversi tipi di rischio: c’è il rischio reale, come può essere quello di un agente patogeno nel cibo, c’è un rischio regolatorio, che consiste nelle conseguenze di non rispettare le norme dettate dalla legge, e c’è un rischio percepito, ovvero ciò che una certa parte della popolazione percepisce come dannoso, indipendentemente dal fatto che lo sia veramente. Ad esempio, prendere un aereo è certamente molto meno rischioso che guidare in una autostrada affollata. Lo dimostra chiaramente il numero di incidenti fatali causati dalla guida. La percezione del rischio può essere costruita attraverso metodi di comunicazione, e la percezione che i consumatori hanno dei materiali plastici per gli alimenti appartiene soprattutto ai rischi percepiti. Questo non significa che non sia necessario fare ricerca e intercettare quelli che potrebbero rivelarsi materiali potenzialmente rischiosi, ma l’enfasi che si pone spesso sulla plastica per uso alimentare è sproporzionata rispetto ai rischi reali.
Esiste indubbiamente un problema ambientale, poiché la plastica non si degrada nell’ambiente, a parte alcuni tipi di materiali compostabili- che comunque richiedono condizioni particolari per degradarsi- rappresenta un serio problema ambientale se non ci sono adeguati sistemi di gestione della fase di smaltimento. Fortunatamente gli schemi EPR (Extended Producer Responsibility), che si occupano di organizzare e finanziare i sistemi di raccolta e smaltimento degli imballaggi di plastica, sono ormai diffusi in moltissimi paesi specialmente economicamente sviluppati, ma anche in maniera crescente nei paesi in via di sviluppo. Il Regolamento Packaging and Packaging Waste rappresenta una pietra miliare nella progettazione degli imballaggi di plastica e nella gestione della fase di fine vita, poiché mira a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, promuovendo il riuso, il riciclo e la circolarità dei materiali.

3. Quale ruolo possono svolgere l'innovazione e la ricerca sui materiali per conciliare le esigenze di sicurezza, performance e sostenibilità ambientale?

Senza nulla togliere né agli imballaggi alternativi alla plastica, che in alcuni casi rappresentano una soluzione tecnicamente ed economicamente vantaggiosa, né ai materiali compostabili o ai sistemi di riuso degli imballaggi, io sono un fautore del riciclo. La tecnologia del riciclo meccanico del PET è ormai una realtà consolidata da anni, sia nel campo delle bottiglie che in quello dei vassoi. Il riciclo del polistirolo per contatto con alimenti è una tecnologia più giovane, ma ugualmente sviluppata, mentre la nuova frontiera è rappresentata dal riciclo meccanico di HDPE e polipropilene, sempre nel settore contatto con alimenti. Il regolamento EU 2022/1616 fornisce una metodologia regolatoria, (a volte eccessivamente complessa, ma efficace) per l’adozione di nuove tecnologie di riciclo che porteranno nel giro di alcuni anni a considerare il riciclo di poliolefine come una tecnologia consolidata.
Tuttavia, sebbene sia necessario adottare norme di Design for Recycling diffuse ed armonizzate, in modo da diffondere il riciclo il più possibile, è necessario tenere in conto che certi tipi di imballaggi in plastica, per esempio i film barriera, sono sì di difficile riciclo, ma esercitano una funzione fondamentale e insostituibile nella conservazione di prodotti alimentari come carni fresche, carni processate, formaggi, pasta fresca ecc., prolungandone la vita commerciale ed evitando sensibilmente la piaga degli sprechi alimentari. È quindi necessario lavorare per lo sviluppo di nuovi imballaggi riciclabili, compostabili e riusabili, ma è anche necessario che vengano mantenute sul mercato i materiali che presentano questa proprietà, e che il legislatore consideri adeguatamente l’impatto complessivo che può derivare dalla perdita delle stesse.

4. L'Unione Europea sta promuovendo attivamente modelli di economia circolare, con importanti ricadute sul settore delle materie plastiche. Come si sta muovendo l'industria per adeguarsi a queste nuove sfide e cogliere le opportunità offerte dalla transizione verso una maggiore circolarità?

L’industria ha fatto passi da gigante, e li ha fatti non solo perché “ce lo dice l’Europa”, ma perché ha sviluppato in molti ambiti la capacità di coniugare lo sviluppo tecnologico ed economico intercettando la crescente sensibilità ambientale dei consumatori, e il riciclo ne è un esempio virtuoso. Poi, certamente, le politiche ambientali hanno un impatto di accelerazione di certi processi, ma a mio avviso sarebbe più opportuno che le ambizioni legislative fossero maggiormente connesse alla realtà industriale, soprattutto tenendo conto dei tempi tecnici necessari per sviluppare determinati processi e prodotti. Sarebbe anche opportuno che il legislatore, per sua natura politica spesso guidato dai rischi percepiti, ponesse maggiore attenzione alla creazione di un ambiente in cui i legittimi obbiettivi di sicurezza e sostenibilità fossero più strettamente coniugati allo sviluppo economico. L’industria ha dimostrato grandi capacità di anticipazione e di adattamento, ma ha bisogno di un quadro legislativo semplificato e maggiormente guidato da principi scientificamente solidi.

5. Guardando al futuro, quali sono le innovazioni più promettenti nel campo dei materiali polimerici per il settore alimentare? Quali sfide e opportunità intravede per un'industria più sostenibile e circolare?

Come dicevo prima, il riciclo meccanico delle poliolefine è “the next big thing”. Molte aspettative ci sono anche sul riciclo chimico, anche se per il momento questa tecnologia è ancora penalizzata da costi alti. Nel campo dei nuovi materiali si lavora allo sviluppo di materiali, sia plastici che inchiostri, adesivi e rivestimenti, più facilmente riciclabili o compostabili, che siano capaci di mantenere le proprietà fondamentali dei materiali correnti, come barriera ai gas, saldabilità, stampabilità. È un processo non sempre lineare, ma che sono certo porterà risultati eccellenti nei prossimi anni.

Conclusione

Ringraziamo Dario Dainelli per averci offerto la sua preziosa prospettiva sulle sfide e le opportunità legate all’uso delle materie plastiche nel settore alimentare. Le sue parole ci ricordano che l’innovazione, la sostenibilità e la sicurezza sono obiettivi interconnessi, che richiedono un impegno costante da parte di tutti gli attori del settore. Continuiamo a seguire con attenzione gli sviluppi in questo campo, certi che professionisti come Dario Dainelli sapranno indicare la strada verso soluzioni sempre più performanti, sicure e rispettose dell’ambiente.


Riciclo imballaggi plastica in Italia: superati gli obiettivi UE con un anno di anticipo

Riciclo imballaggi plastica in Italia: superati gli obiettivi UE con un anno di anticipo

Introduzione

L’Italia si conferma protagonista nel campo della sostenibilità ambientale, raggiungendo con un anno di anticipo gli obiettivi europei sul riciclo degli imballaggi in plastica. Nel 2022, il tasso di riciclo ha toccato il 50,2%, superando il target del 50% fissato per il 2025. In questo articolo analizziamo i dati più recenti, le strategie vincenti e le sfide future per consolidare questo successo e puntare a un’economia circolare sempre più efficiente.

Obiettivi raggiunti e dati chiave

Secondo il rapporto pubblicato da Polimerica:

  • Nel 2022, l’Italia ha riciclato il 50,2% degli imballaggi in plastica, contro il 50% previsto per il 2025.
  • Questo risultato è frutto di una raccolta differenziata sempre più capillare e di investimenti in tecnologie avanzate di riciclo meccanico e chimico.
  • Le imprese italiane del settore hanno fatto importanti passi avanti nell’innovazione e nella sostenibilità, migliorando la qualità del materiale riciclato e riducendo gli scarti.

Strategie vincenti per il riciclo degli imballaggi

L’Italia ha adottato diverse strategie per raggiungere questi traguardi:

  • Rafforzamento della raccolta differenziata in oltre il 90% dei comuni italiani.
  • Investimenti in impianti di riciclo di ultima generazione, capaci di recuperare plastica con maggiore efficienza.
  • Collaborazione tra consorzi, produttori e istituzioni per promuovere la cultura della sostenibilità.
  • Sviluppo di progetti di riciclo chimico per trattare plastiche complesse e difficili da riciclare meccanicamente.

Sfide future e obiettivi 2030

Nonostante i successi, l’Italia dovrà continuare a migliorare per raggiungere il nuovo target europeo del 55% entro il 2030. Le sfide principali includono:

  • La necessità di costruire nuovi impianti di riciclo.
  • Incentivare l’innovazione tecnologica per il trattamento di materiali complessi.
  • Favorire la circolarità dei materiali, per ridurre al minimo lo spreco.
  • Promuovere una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei consumatori.

L’importanza di una gestione intelligente della plastica

La plastica non deve essere demonizzata, ma gestita con intelligenza. Grazie a sistemi di raccolta efficaci e tecnologie all’avanguardia, la plastica può diventare una risorsa preziosa per l’economia circolare. L’Italia si posiziona come esempio di come una politica integrata e collaborativa possa produrre risultati concreti per l’ambiente e l’economia.

Conclusione

Il raggiungimento anticipato degli obiettivi UE sul riciclo degli imballaggi in plastica è una notizia positiva che conferma l’impegno di imprese, cittadini e istituzioni italiane. Guardando al futuro, occorre mantenere questo slancio, investendo in innovazione e sensibilizzazione per costruire un sistema di riciclo sempre più efficace e sostenibile.


Eco-compattatori: innovazione e sostenibilità nel riciclo delle bottiglie in PET

Eco-compattatori: innovazione e sostenibilità nel riciclo delle bottiglie in PET

Introduzione

Gli eco-compattatori rappresentano una soluzione tecnologica avanzata che sta rivoluzionando la raccolta e il riciclo delle bottiglie in PET in Italia. Grazie a sistemi premianti che coinvolgono direttamente i cittadini, queste tecnologie contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità, migliorando la qualità del materiale riciclato e riducendo significativamente i rifiuti plastici dispersi nell’ambiente. Scopriamo i dati più recenti e l’impatto concreto di questa tecnologia.

Cosa sono gli eco-compattatori?

Gli eco-compattatori sono macchinari automatici che raccolgono e compattano bottiglie in PET e lattine, riducendo il loro volume fino a 1/7 rispetto al volume originale. Questo consente di:

  • Ottimizzare trasporti e logistica, riducendo emissioni di CO₂.
  • Incrementare la partecipazione attiva dei cittadini.

Migliorare la qualità del materiale raccolto, fondamentale per un riciclo efficiente.

Risultati recenti e numeri chiave

Un esempio dell’efficacia di questi sistemi è rappresentato dal progetto RecoPet, promosso da COREPLA. Nel 2024, sono stati installati 210 eco-compattatori RecoPet su tutto il territorio nazionale, ai quali si aggiungono altri 24 dispositivi di proprietà consortile nelle città di Genova e Potenza. Grazie a questa rete, è stato possibile raccogliere in modo selettivo 253 tonnellate di bottiglie in PET, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi europei di raccolta e riciclo delle plastiche monouso.

L’impatto territoriale è significativo: il progetto RecoPet punta in particolare a rafforzare la raccolta selettiva nelle grandi aree urbane e a coinvolgere un numero crescente di comuni, anche grazie a collaborazioni con la grande distribuzione, lo sport e la ristorazione collettiva.

Benefici economici e ambientali

L’esperienza di RecoPet dimostra come il sistema degli eco-compattatori possa non solo migliorare l’efficienza del riciclo, ma anche generare benefici economici e ambientali. Attraverso la raccolta selettiva e la tracciabilità digitale dei conferimenti, RecoPet favorisce un riciclo di qualità (“bottle-to-bottle”) e incentiva comportamenti virtuosi tra i cittadini grazie a sistemi premianti.

La raccolta mirata tramite eco-compattatori contribuisce inoltre a ridurre la dispersione di rifiuti nell’ambiente, a ottimizzare la logistica e ad aumentare la disponibilità di PET riciclato per la produzione di nuovi imballaggi, in linea con i principi dell’economia circolare.

Come funzionano gli eco-compattatori?

  • L’utente deposita bottiglie e lattine nell’eco-compattatore.
  • Il macchinario compatta il materiale riducendone il volume fino a 1/7.
  • Viene rilasciato un codice o un premio, convertibile in sconti o donazioni.
  • Il materiale compattato viene raccolto e inviato agli impianti di riciclo.

Il futuro del riciclo con gli eco-compattatori

Con l’obiettivo di installare sempre più eco-compattatori e coinvolgere un numero crescente di comuni, queste tecnologie puntano a consolidare il modello di economia circolare e a far crescere ulteriormente la raccolta differenziata di qualità, riducendo i rifiuti e tutelando l’ambiente.

Conclusione

Gli eco-compattatori sono una tecnologia chiave per la sostenibilità in Italia, con dati concreti che ne confermano l’efficacia sia ambientale che economica. La loro diffusione rappresenta un passo fondamentale verso un sistema di riciclo più efficiente, coinvolgendo cittadini e istituzioni in un percorso virtuoso.


10 miti sulla plastica che tutti credono veri (ma non lo sono)

10 miti sulla plastica che tutti credono veri (ma non lo sono)

Sapevi che molti dei miti sulla plastica sono smentiti dalla scienza?

La plastica è spesso accusata di essere il principale nemico dell’ambiente. Ma quanto c’è di vero nelle affermazioni che sentiamo ogni giorno?
Chris DeArmitt, nel suo libro Shattering the Plastics Illusion – Exposing Environmental Myths (2025), ha raccolto migliaia di studi scientifici per analizzare, uno per uno, i principali miti che circolano sulla plastica, vediamoli insieme.

Nel suo libro, Chris DeArmitt elenca alcune delle affermazioni più ripetute quando si parla di plastica:

  1. Stiamo annegando nella plastica.
  2. La plastica riempie le discariche.
  3. La plastica invade gli oceani.
  4. La plastica consuma troppo petrolio.
  5. La plastica è fatta solo di fonti fossili.
  6. La plastica aumenta l’effetto serra.
  7. Bisognerebbe sempre preferire materiali alternativi.
  8. Le tartarughe e i cetacei muoiono a causa dei sacchetti di plastica.
  9. La plastica impiega 400 o 1000 anni per degradarsi.
  10. Le microplastiche sono ovunque e ci avvelenano.

Il libro si pone una domanda semplice ma spesso trascurata: “Cosa dice davvero la scienza su questi temi?”

1. Mito: “Stiamo annegando nella plastica”

Verità:
I dati scientifici mostrano che la plastica rappresenta meno dell’1% di tutti i materiali usati dall’umanità. Il restante 99% è composto da cemento, metalli, legno e altri materiali.
Fonte: M. Ashby, Materials and the Environment, 2009; DeArmitt, 2025


2. Mito: “La plastica riempie le discariche”

Verità:
La plastica è meno dell’1% dei rifiuti totali prodotti a livello globale (in peso), perché la grande maggioranza dei rifiuti deriva da attività industriali, edilizia e miniere. Nei rifiuti domestici la quota sale al 13-15%, ma questi rappresentano solo una piccola parte del totale.
Fonte: DeArmitt, 2025


3. Mito: “La plastica crea isole galleggianti negli oceani”

Verità:
Non esistono “isole” di plastica visibili: le cosiddette “isole di plastica” sono aree con una maggiore concentrazione di microplastiche, ma la quantità reale è molto inferiore a quanto si immagina e quasi tutta la plastica nei mari è composta da reti da pesca e attrezzi, non da imballaggi domestici.
Fonte: K. De Wolff, 2014; A. Cózar et al., PNAS, 2014; DeArmitt, 2025


4. Mito: “La plastica consuma troppo petrolio”

Verità:
Solo il 4-5% del petrolio estratto globalmente viene effettivamente utilizzato per produrre plastica. Il resto viene principalmente bruciato come combustibile. Inoltre, la plastica contribuisce a risparmiare energia (auto più leggere, isolamento, minor spreco alimentare).
Fonte: N. G. McCrum et al., 1988; DeArmitt, 2025


5. Mito: “La plastica è fatta solo di petrolio e fonti fossili”

Verità:
Molte plastiche oggi possono essere prodotte anche da fonti rinnovabili come canna da zucchero e mais. Polimeri come PE, PP, PET possono essere realizzati da materie prime bio-based.
Fonte: M. Tabone et al., Environmental Science & Technology, 2010; DeArmitt, 2025


6. Mito: “La plastica è la principale causa del cambiamento climatico”

Verità:
La produzione di plastica contribuisce solo per il 3-4% alle emissioni globali di gas serra. Altri materiali come cemento, acciaio e carta hanno un impatto molto superiore. Sostituire la plastica con vetro, metallo o carta aumenterebbe l’impronta di CO₂ di 2-3 volte.
Fonte: F. Meng et al., Environmental Science & Technology, 2022; D. Dolci et al., Waste Management & Research, 2024; DeArmitt, 2025


7. Mito: “Le alternative alla plastica sono sempre più verdi”

Verità:
Le analisi LCA mostrano che materiali alternativi (vetro, metallo, carta) spesso hanno un impatto ambientale superiore alla plastica: consumano più energia, producono più emissioni, sono più pesanti da trasportare e generano più rifiuti.
Fonte: N. Voulvoulis et al., Imperial College London & Veolia UK, 2019; Franklin Associates, 2023; DeArmitt, 2025


8. Mito: “La plastica dura mille anni e non si degrada mai”

Verità:
La plastica degrada più rapidamente di quanto si creda, specie se esposta a luce, calore e agenti atmosferici. Sacchetti di plastica all’aperto si degradano in meno di un anno. Anche PET e PP degradano più velocemente di vetro, ceramica o metalli.
Fonte: I. E. Napper, R. C. Thompson, 2019; T. Ojeda et al., 2011; DeArmitt, 2025


9. Mito: “La plastica è tossica e avvelena l’uomo”

Verità:
Le plastiche più comuni (PE, PP, PET, PVC rigido) sono tra i materiali meno tossici secondo i test scientifici. Gli additivi potenzialmente pericolosi sono fortemente regolamentati e l’esposizione reale è molto al di sotto dei limiti di sicurezza.
Fonte: Chris DeArmitt, 2025; T. Geens et al., 2012; B. Jovanović, 2018


10. Mito: “Le microplastiche sono ovunque e ci avvelenano”

Verità:
Le microplastiche rappresentano una quantità minima rispetto ad altre polveri ingerite o inalate ogni giorno (come quarzo, silice, metalli). Non ci sono prove scientifiche di effetti tossici delle microplastiche ai livelli di esposizione attuali.
Fonte: Nur Hazimah e Mohamed Nor, 2021; V. Stock et al., 2021; DeArmitt, 2025


Conclusione: perché è importante smascherare questi miti

Dare credito a questi 10 falsi miti significa spesso prendere decisioni dannose per l’ambiente, scegliendo alternative peggiori o spostando il problema altrove.
Come sottolinea Chris DeArmitt, la vera soluzione non è demonizzare la plastica, ma promuovere una gestione corretta, il riciclo, l’educazione e la scelta dei materiali in base a dati scientifici e non a percezioni distorte.


La Plastica è cambiata è un progetto supportato da ALPLA, leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni di imballaggio innovative in plastica.

La Plastica è cambiata

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